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martedì 7 maggio 2013

Andiamo al MET e facciamo finta che sia carnevale.


Ieri si è concluso l'evento fashion più atteso dell'anno: il MET gala.
Per i comuni mortali, mi spiego meglio. Ogni anno il Metropolitan Museum di New York City propone una mostra temporanea sul tema moda, ma delle mostre figherrime, ma delle mostre che proprio sono curate in ogni dettaglio, ma talmente belle che vorresti passarci la vita dentro quel museo. Prima dell'apertura al grande pubblico, il MET organizza questo party super esclusivo al quale noi non possiamo nemmeno sperare di andarci anche se vendessimo i due reni e un quarto di fegato. E' diventato principalmente l'evento fashion più esclusivo semplicemente perchè alle sfilate sono tutti (giustamente!) concentrati sulle nuove collezioni, mentre gli Oscar sono sostanzialmente una rassegna cinematografica, per quanto sbrilluccicosa ed esclusiva. Al MET invece ci si preoccupa di una mostra che ha proprio come oggetto un aspetto della moda, e le star quindi si sentono legittimate a rendere omaggio (in un loro strano e particolarissimo modo) alla persona o fatto che viene celebrato.


Quest'anno il tema era il PUNK. Ora, il punk è un terreno molto difficile in cui addentrarsi, dove la probabilità di fare uno scivolone è alta tanto quanto quella di essere sbranati da un orso se ci si avventura coperti di salmone e carcasse animali per le foreste della Finlandia. Soprattutto per chi di punk non ha nessuna fibra del suo corpo (come il sottoscritto, per esempio), perchè il punk prima di essere una moda è un modo di essere. Infatti nella scorsa serata si sono viste cose che speriamo di dimenticare in fretta, ma procediamo con ordine.

Miley Cyrus
Miley Cyrus in Marc Jacobs
Mylie fosse per me tu saresti rinchiusa ad Azkaban da tempo immemore. Sono davvero stufo di vedere la tua incompetenza palesarsi ogni volta che ti fai viva. Torna quando sarai cresciuta, torna a dei capelli, non dico normali, MA GUARDABILI. Sul vestito di Marc Jacobs decido di non sprecare molte parole, a parte il fatto che qua si addice davvero l'espressione "la retina per LA cozza".

Kylie Minogue
Kylie Minogue in Moschino
E poi c'è chi, con coscienza, dice a se stessa "io punk proprio non mi ci sento" e opta per una scelta che la esalta. Si insomma, la Minogue come al solito è una figa pazzesca e c'è solo da imparare, SOLO DA IMPARARE, mi senti, Miley? Ecco. Poi l'abito è Moschino. Ho detto tutto.

Madonna
Madonna in Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci
Questa signora c'era prima che tutte le ragazzine scoprissero com'è figa la trasgressione e il mondo punk. Ogni volta ricorda di essere stata la prima e di essere capace ancora di provocare reazioni, magari anche cadendo nel cattivo gusto. Io non posso che stimarla, oltre al fatto che le decollétes rosa hanno qualcosa di surreale. Come del resto la nuova pettinatura.

Gisele Bundchen
Gisele Bundchen in Anthony Vaccarello
Se ti chiami Gisele e di cognome fai Bundchen puoi anche andare al MET vestita con un prendisole e sei figa lo stesso.

Donatella Versace
Donatella Versace in Versace
Se mettete un pallino bianco in corrispondenza del viso in modo da coprirlo interamente, scoprirete con vostro immenso stupore che il vestito è un capolavoro. Ho sempre pensato che gli stilisti, anche se di dubbio talento, abbiano una marcia in più rispetto ai comuni mortali.

Sarah Jessica Parker
Sarah Jessica Parker in Giles
Lei può tutto. Lei può anche mettersi un pavone nero in testa, rendendosi ridicola. Lei sì è costruita la sua immagine fatta di accessori e abiti ironici, quindi può.

Katy Perry
Katy Perry
Quest'individuo merita la carcerazione riabilitativa per aver rovinato un capo di una delle collezioni più belle di Dolce&Gabbana.

Beyonce
Beyoncé in Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci
Queen B, abbiamo capito che la sobrietà non è il tuo forte. Ora evita di ricordarcelo tutte le volte.

Sophia Coppola e Marc Jacobs
Sofia Coppola in Marc Jacobs
Probabilmente alloggiavano a pochi passi dal MET e hanno deciso di andarci in pigiama.

Franca Sozzani

L'eleganza di questa donna. Sì lo so che è il suo lavoro, ma lo fa dannatamente bene.

Liya Kebede
Liya Kebede in Alberta Ferretti
A mio avviso la meglio vestita di tutte. Non solo perchè lei è bellissima, ha un fisico fantastico ed è una modella quindi perfettamente conscia di cosa le sta bene e cosa no, ma anche perchè ha intepretato il tema con originalità e senza cadere nell'eccesso (vedi Sarah J o Madonna, per quanto adori entrambe). L'abito a righe di Alberta Ferretti le dona molto,forse un po' troppo voluminoso nella porzione nera dell'abito, ma resta comunque una scelta davvero azzeccata.

mercoledì 20 febbraio 2013

Cose viste a Londra.

Oversize coat. 

Topshop Unique

Vivienne Westwood Red Label


Paul Smith


Moschino Cheap and chic


Christopher Kane


Burberry Prorsum


Ah, un'altra cosa...la vogliamo piantare con questo maculato? Sono 3 inverni che lo riproponete, e che diamine. A me piace, molto anche..però su, un po' di variety!







E sono solo pochi esempi, tratti da Burberry, Moschino cheap and Chic e Tom Ford...dio mio basta davvero.

Ah, un'altra cosa (un post così confuso mai fatto mi sembra). Tutte le immagini di questo post e di quello precedente le ho prese da Style.it. Ecco.

martedì 19 febbraio 2013

Cose a New York City.

Voglio improvvisarmi trend forecaster, anche se ho la ragionevole certezza che sarà un fallimento su tutta la linea. E' la prima volta che provo una cosa del genere e vi assicuro che non è per niente facile: il trend forecaster è una figura di nicchia nel sistema moda. Sostanzialmente si tratta di una persona che prevede i tren delle prossime stagione, indirizzando così le scelte dei buyer. Esistono questi trend forecaster o sono solo fashion blogger di dubbia capacità? Chi può dirlo. Alcuni sono bravi (penso ad una blogger come Rock and Fiocc), altri invece sono credibili come Benedetta Parodi quando prova e modifica le ricette di Ramsey.
Bando alle ciance, io ci provo. Se dovesse andare male, mi giustificherò dicendo che ho tanto da imparare ancora e che piuttosto di una macchia indelebile nel mio curriculum emigro tra le farfalle della Rodesia.
Cosa abbiamo visto a NY? (collezione fall/winter 2013-2014)

Black&White geometrico. (sai che novità...)

Proenza Schouler


Diane von Furstenberg


Alexander Wang


Vera Wang


Ralph Lauren



Oscar de la Renta (+ Galliano) (mi rendo conto che qui non è molto geometrico..)



Marc by Marc Jacobs


A me poi New York non ha mai ispirato molto...be' ma nemmeno Londra in realtà. Il meglio si vede sempre a Milano e a Parigi; non è campanilismo europeo, è un dato di fatto. Poi è vero che da noi i giovani sono tenuti fuori dal sistema (e non pompatissimi come a Londra) e di questo io me ne dispiaccio molto. Quando sarò capo del mondo mi ricorderò delle frustrazioni giovanili, non temete.

venerdì 15 febbraio 2013

Il jeans perfetto, cioè come scegliere un jeans può diventare debilitante.

Il camerino è uno di quei mistici luoghi dove spesso si consumano drammi, tragedie e crisi di personalità. Lo specchio del camerino riflette sia la nostra figura, sia le nostre peggiori paure, i nostri giudizi più feroci, le nostre paturnie più recondite. Lo specchio del camerino è un Freud con la nostra faccia ed è crudele come quella compagna bulletta delle scuole medie, al quadrato però. Ve la ricordate, la bulletta delle scuole medie? Ora come minimo sarà ciccionissima e con i capelli crespi, poverella.
Ma lo specchio del camerino si trasforma in una feroce chimera quando dobbiamo scegliere dei jeans. 
Il jeans, ci dicono tutti, è il capo di vestiario più versatile, che si può mettere con tutto, che se lo scegliamo bianco rischiamo la lapidazione pubblica; peccato che NESSUNO ci abbia mai detto, che dico detto, nemmeno ACCENNATO che scegliere un jeans può diventare una delle esperienze più traumatiche della propria vita.
Quando io, guardando il mio armadio, provo uno strano senso di vuoto che per una volta NON E' voglia di tonno alla piastra, inizio a sudare freddo e assumo improvvisamente il colore del frullato alla banana. Le gambe si fanno molli, perchè già la mia coscienza ha capito che HO BISOGNO DI JEANS NUOVI. Questo mi getta poi nello sconforto più totale, perchè provare un nuovo paio di jeans palesa tutte le insicurezze accumulate in anni di vita. Dovete avere nervi ferrei e umore tranquillo, autostima a mille e ricordarvi di tutte le cose positive che la vostra persona è riuscita a compiere: a tal proposito, conviene quindi stalkerare la bulletta delle medie e vedere quanto è diventata bruttina. Dovete ricordarvi di quando siete dimagriti sotto le feste di natale senza aiuti demoniaci, riportare alla mente il successo effimero quando eravate riusciti ad asciugarvi i capelli col phon senza uscire di casa come Wanna Marchi nei suoi anni migliori o, peggio, come Marcella Bella o ricordarvi di quando avete scoperto con gioia che il nuovo maglione non faceva i pallini in lavatrice. 
Tutto perchè provare il jeans sbagliato (e malauguratamente sceglierlo e portarlo a casa perchè eravate sprovvisti di quella lucidità necessaria per questo momento così cruciale, sciagurati) può gettarvi nella più cupa disperazione. A nulla serviranno le rassicurazioni di persone fidate: voi sarete convinti che quei jeans vi facciano il culone e facciano sembrare i polpacci due zamponi da capodanno. Per non parlare delle cosce, che neanche il mais sottovuoto è così compresso. 
Personalmente, io compro solo due marche. Ne ho provate diverse, ma Levi's e Diesel sono quelle con cui mi trovo meglio. Non amo i jeans troppo skinny (e così dovreste fare anche voi) perchè la moda emo dei primi anni 2000 è giusto che abbia avuto la sua fine: odiavo vedere caviglie sottili che quelle di una Gazzella di Thomson e magari un fondoschiena che avrei faticato a distinguere da un pallone aerostatico. Cioè, si andava da un estremo all'altro, da ragazze e ragazzi con gli arti inferiori delle cavallette a altri individui che gli skinny jeans dovevano proprio DIMENTICARSELI. Per non parlare dei jeans a vita bassa, il peggior scempio che si sia mai visto nella storia del costume dopo le spalline degli anni '80 e quella strana tendenza delle paillettes di giorno che fa tanto 2010. Anche se, purtroppo, qualche reduce ci tenta ancora a farci vedere la sua mutanda fluo: questo perchè la gente è troppo buona e gambizzare a sale grosso mi han detto che è reato, uff.
Ecco, il jeans giusto, il jeans perfetto, deve giocare tutto sulle proporzioni: deve adattarsi perfettamente al corpo e modellarlo, ma con coerenza, perchè non è umanamente possibile avere culi giganti su gambe atrofiche, mi capite? E io credo che noi non si parli mai abbastanza della giusta taglia: se vedete che vi state strizzando che neanche Valeria Marini nei suoi tubini di raso, allora forse forse è il caso di cambiarli, no? E se  non riuscite a camminare senza che questi vi cadano alle caviglie se non sostenuti da mano o da cintura, allora anche qui è forse il caso di cambiarli. 
I miei preferiti sono i 504 straight della Levi's (la taglia non ve la dico neanche, non provateci), con i quali credo di essere un figo pazzesco, più di quello che sono già in realtà. Sono abbastanza aderenti senza stringere come budelli di maiale (oggi mi sono fissato con le metafore sul cibo, MAH), scendono dritti in modo da correggere quel LEGGERISSIMO difetto che io ho delle gambe ad archetto. 
Ecco, in sintesi voglio dirvi che il jeans perfetto vi cambia, se non la vita, almeno la giornata, e risolve inoltre qualsiasi dilemma di autfit. Il jeans sbagliato invece vi getterà in una spirale di autodistruzione che vi porterà a scegliere ALTRI jeans sbagliati, finchè probabilmente una commessa impietosita e capace vi salverà dalle acque nere e fredde del crudele denim. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Random post, ovvero cose a caso che devo assolutamente dire.

Siccome è molto che non scrivo, ho accumulato troppe cose da dire. Potrei certo fare tanti post brevi e sintetici in cui parlare di uno e un solo argomento, ma francamente non è nel mio stile. Ho voglia di trascinarvi con me nel mio flusso di coscienza, così che vi renderete conto che non sono poi così patologico, ma ho anche io una logica intrinseca (sese).

1. Sanremo è iniziato ieri e i primi 10 minuti mi avevano già gettato nel baratro della disperazione: non esiste nessun San Remo nel calendario. Grazie Luciana. Non che io sia un cattolico praticante, ma ho sempre trovato buffo che ci fosse un San Remo e fosse protettore dei fiori. Non è che con le dimissioni del papa riescono a trovare anche il tempo per proclamare un santo protettore delle lattine vuote o dei girapolenta? Io ci tengo. Bertone a te mi affido. San Remo è una di quelle cose che tutti dicono di non guardare perchè lo trovano vecchio e noioso e poi "c'è sempre satira politica, cheppalle. Questi sinistroidi che l'IMU non ce la restituiscono ecco", ma non si sa come fa milioni di telespettatori. Milioni. Un po' come le sirenette segnatempo coi brillini che diventano rosa se sta per piovere: fanno schifo a tutti, ma intanto gli ambulanti di souvenir li finiscono subito E SCOMMETTO CHE ANCHE VOI A CASA NE AVETE UNA.

2. Sempre circa Remo, l'esibizione di Crozza a me non è dispiaciuta, ci sono stati punti anche molto divertenti, secondo il mio modesto parere. Modesto parere che se non condividete allora sciagura vi colga.
Quello che mi ha lasciato perplesso sono stati i disturbatori dell'Ariston (che poi, ad ogni Remo ce ne sono diversi, ogni volta per un motivo diverso). Insomma, non è che fosse proprio una sorpresona la presenza di Crozza, eh. Tu che hai comprato il biglietto per la prima, SAPENDO che ci sarebbe stato Crozza, che ti aspettavi? Che cucinasse il risotto al nero di seppia con la Parodi? E non mi tirare fuori la Par Condicio perchè NON ME NE FREGA UNA BEATA MAZZA della par condicio. Certo è che c'è un confine anche per la satira: quando questa diventa offensiva per la persona presa di mira, allora è giusto che si fermi. MA Crozza offensivo non lo è mai: la satira serve a provocare, se a te non sta bene questo perchè ti senti ferito nei tuoi sentimenti, allora corri da mamma che un posto sotto la sottana te lo trova sempre. Ed esci dall'Ariston, soprattutto. E fai concludere il lavoro ad un professionista.

+ .Ieri poi su Rai1 sembrava natale. Luciana ha preso tutti i decori dei tradizionali alberi di natale di piazza San Pietro e se li è messi addosso. Così come ha fatto quella cantante là di cui non mi ricordo nemmeno il nome (ho cercato, si chiama Simona Molinari...mah) talmente mi ha rotto e pure la Pennetta, la tennista che diomio copriti le braccia. Cioè lo so che sei una tennista, ma quelle braccia coprile, su. EH!

ç: ho concluso la prima sessione d'esami della mia vita, e sono molto fiero di me. Lasciatemi dire che lo studente universitario durante la sessione di esami è equilibrato quanto una leonessa con un aneurisma che vede i suoi cuccioli minacciati. Lo studente universitario ha una precisa scaletta umorale, che varia a seconda di quanto manca all'esame.
 2 mesi prima: è equilibrato, tranquillo. Ha preparato una scaletta molto precisa di cosa deve fare per passare l'esame, quanto studiare al giorno, che pagine fare, calcolato la prossima eclissi e misurato l'evaporazione del Pacifico nello spazio di un secolo: tutto ciò gli dà una bella sensazione di sicurezza. Può far tutto, non può fallire, ha pianificato ogni cosa. 
 1 mese prima: la scaletta ha delle falle in più punti, ma se ne prepara un'altra forse ce la può fare. Qualcosa purtroppo nel suo animo si è incrinato: la sfera di sicurezza che si era costruito tutto intorno non riesce a reggere i colpi del nascente panico. Lo studente universitario decide di non stare a sentire questo panico. Siamo alla fase della negazione ed è talmente convincente e faccia di culo con le persone che riuscirebbe a farvi credere dell'esistenza di elefanti rosa.
 2 settimane prima: Il ricovero ospedaliero è dietro l'angolo. Ci sono occhiaie che non si possono nascondere al mondo. Lo studente universitario ora si sente vittima di un complotto mondiale: è EVIDENTE che l'università non vuole che egli si laurei. Le carte iniziano a volare, gli schemi iniziano a presentare strani fenomeni di autocombustione e chi vuole bene allo studente universitario ha già nascosto strumenti appuntiti e oggetti contundenti nelle sue prossime vicinanze.
 1 settimana prima: noia,dolore; noia, dolore; disperazione. Che fare? Dove andare? Da chi fuggire? Forse da me stesso? E perchè il letto è l'unico che mi capisce qui? Letto io voglio starti vicino sempre, letto tu non mi giudichi. Letto tu non guardi i miei capelli con sufficienza. Grazie letto, stanotte sarò da te a studiare; sappilo.
Poi quando lo studente universitario avrà dato l'esame, sarà felice, spensierato e leggero. E si sentirà onnipotente, in diritto di smerdare l'universo mondo perchè LUI ha compiuto un'impresa titanica. Ovviamente dopo aver sbattuto contro un palo che non aveva visto perchè troppo impegnato a sorridere alla gente con aria di superiorità sarà costretto a tornare alla realtà e saprà da solo che, in effetti, non c'è niente per cui festeggiare. Scoprirà anche che ci sono imprese più titaniche della sua (Felix B. non sto parlando di te) e allora tornerà mestamente sui suoi libri.

^: Non so se avete visto qualche giorno fa i Grammy Awards. Be' insomma, quelli avevano mandato un comunicato dicendo alle pop star di vestirsi abbastanza sobrie e di non fare della passerella una collezione di Agent Provocateur. Qualcuno l'ha preso sul serio, molte altre no. Ma soprattutto, RIHANNA DOVE SEI STATA FINO AD ADESSO? Diciamocelo, a noi Rihanna sta proprio sul culo. Poi quando decise di tingersi i capelli di un colore INESISTENTE in natura, allora lì non c'abbiamo più visto. Ci chiedevamo a chi avesse rubato la vernice per le facciate delle case, ma nessuno ci diede risposta. Chissà perchè, chissà come, stavolta la Rihanna ha deciso di non strafare, di fare la figa umile.  No ma ragazzi, ma rendiamoci conto che ci voleva Rihanna per ricordarci che A) il vintage vince sempre e B)negli anni '90 non c'erano solo zeppe di plastica e Dr. Marteens con Di Caprio. Io credo che dovremmo farci tutti un esame di coscienza per questo. Tra l'altro io dico anche che...I BOCCOLI, RIHANNA! E di un colore BELLISSIMO! Cioè boh, ci sono rimasto male, ma anche bene. Cioè non lo so, sono felice che tu non sia più in quella cosa di Gauthier oscena che sembrava una tovaglia da matrimonio tagliata in più punti. Ti ringrazio. Le tue colleghe avrebbero dovuto nascondersi, specialmente Adele che le matrioske fanno solo paura. Niente da dire su Adele, ma per una volta che non sceglie un abito scuro, decide che la tappezzeria della prozia va bene. Io ti dico solo: che brutto.






domenica 16 dicembre 2012

My female style icons.

Oggi, nella significativa data di Domenica 16 Dicembre, per rendere più fruttuosa questa domenica,giorno famoso per la sua intrinseca depressione, ho deciso d'inaugurare questa mia nuova rubrica, dall'originalissimo tema, mi han detto. Non lo fa mai nessuno, commentare le proprie icone di stile. Cioè, chi cazzo sei, Giusy Ferrè? In ogni caso, questa è la prima puntata. Nei prossimi giorni, parlerò di un'altra donzella dai capelli castani e lisci, sempre della nostra nazione.

Le sporadiche volte in cui accendo la tv (prevalentemente la sera, quando qualche parola pronunciata da idioti deve riempire il vuoto di pensieri che si è causato nella mia testa dopo sei ore di lezione) rimango esterrefatto dalla quantità di ciarpame vestiario che sono costretto a vedere. Cose che voi umani del nord Europa non potete immaginare, cose che solo in Italia possono succedere, cose che possono provocare attacchi epilettici anche a chi non ne soffre. La gravità della situazione, degna dei disastri ecologici più devastanti accaduti sul globo terracqueo, è accentuata se si pensa al fatto che lo stivale ha dato i nobili natali a personcine "insignificanti" quali Miuccia Prada, Valentino, Armani e finisco qui perchè l'elenco diventerebbe lungo e prolisso (e poi, vi spaccherei pure le balle). A questo punto, verrebbe da chiedersi che diavolo sia successo, quale sia stata la causa di questo improvviso scoppio di merda nel cervello nei personaggi televisivi di nazional-popolare fama. E soprattutto, perchè i Maya non avevano previsto ciò, che è BEN più importante della fine del globo? Forse che questa sia una prova delle loro fallimentari e insulse previsioni? Chi può dirlo. Quel che posso dire è che questo scempio dobbiamo e deve essere fermato. Si fonda subito un'associazione Onlus che faccia corsi di buon gusto, si promulghi un decreto nella Costituzione, nella carta dei Diritti dell'Uomo, qualsiasi cosa: noi così non possiamo andare avanti. Si, Barbara D'Urso, sto parlando proprio di te! Capisci che quei tubini ti fanno sembrare un salame felino appeso per la stagionatura? E anche di te, Mariah De Filippi, che co' sta storia del vestirti casual da tipo 20anni ora sembri una barbona alla fermata della metro Duomo. E mi dispiace fare questo paragone, per i senza tetto ovviamente, che certo non meritano un confronto con te, caschetto biondo.
Ma, fortunatamente, nel panorama televisivo italiano si stagliano come fari delle Highlands (o come alani in un branco di chiuahua, fare voi) scozzesi esempi di eleganza e sobrietà. rari, sporadici, che proprio per la loro scarsa diffusione ci appaiono come gli ultimi baluardi dello stile nazionale. E ve ne voglio citae subito uno, Geppi Cucciari. Salutiamola, che mi legge sempre. Voglio chiarire che per scrivere questo post non mi ha pagato nessuno, nemmeno la produzione di La7. Ma voglio anche dire che se volesse farlo, io certo non rifiuterò. Intellettualmente parlando, sono un'Olgettina. Scriverei anche per la carta igienica di Libero se questo mi permettesse di iscrivermi all'albo. Scusate, ma l'ambizione è una cosa brutta e io devo farci i conti. Ma torniamo alla Geppi. Ella attualmente conduce, ormai da tre anni credo, un programma dalla minima durata, dalle 19.15 alle 20.00, chiamato G' Day. Un programma di satira, e di nicchia mi vien da dire, dato che totalizza solo il 2,qualcosa % di share. Ancora noi non sappiamo cosa sia questo share e perchè esista, ma francamente chissenefrega, è una brutta parola e per la sua assonanza con "Spread" non può che essere qualcosa di malvagio e demoniaco. In ogni caso, l'ex comica di Zelig è dimagrita in modo costante grazie ad un'efficacie dieta tisanoreica. Cosa sia, non è dato saperlo. Resta il fatto che ora è più faiga che mai, con tutte le curve giuste. E poi io trovo che l'ironia doni molta eleganza ad un individuo. L'ironia e il parrucchiere. Queste due chiavi vi spalancheranno le porte del mondo. E a lei non manca nessuno dei due. Poi ha un gusto very minimal che allo scrivente non può che far piacere. Minimal forevvah, ricordatevelo sempre. Quindi indossa tubini molto semplici che donano molto alla sua forma a clessidra. le uniche variaziani che si concede sono qualche balza in punti strategici, inserti in pelle o isolati decori. E poi tacchi chilometrici, che se non ci sono quelli in tv sembri una che è capitata lì mentre andava a far la spesa per il gatto. Purtroppo, questo programma verrà soppresso alla fine della prossima settimana, e niente e nessuno potrà riempire il mio vuoto interiore delle 19.15.








Ecco, credo che ogni donna debba avere nell'armadio uno dei suoi tubini. E la sua ironia, che è sempre indice d'intelligenza, davvero. Io ci credo.

martedì 11 dicembre 2012

Coincidenze mai casuali.

Ecco una foto dell'editoriale apparso sul numero di Vogue Italia di Ottobre, firmato Bruce Weber, con protagonista Stella Tennant nella sua tenuta nelle Highlands Scozzesi.


Ed ecco la modella di apertura della pre-collezione Chanel (Karl Lagerfeld) presentata il 4 del corrente mese a Linlinthgow, in un castello Scozzese di cui ora mi sfugge il nome.

Mi piace un sacco sottolineare l'ovvio, scusate. None vi posto tutte le foto dell'editoriale perchè mica ne ho voglia; è stata una lunga giornata. Tanto una copia arretrata la trovate, altrimenti c'è sul sito vogue.it.

domenica 9 dicembre 2012

Non lo faccio spesso, ma so scrivere di moda anche io.

Il mio blog è giovane, molto giovane, ed è stato principalmente creato perchè io mi dessi da solo una piattaforma visibile (ma visibile dove poi? pff) dove poter scrivere. I miei lettori lo sanno, la mia passione è la moda. Tuttavia, in questo blog non ne parlo quasi mai.
Ma oggi, per dimostrare che io merito di essere scelto da Vogue tra gli Undici (e lo metto colla maiuscola così conferisco un'aura sacrale tipo "Compagnia dell'Anello"), do voce alla mia vera passione, sperando di fare cosa buona e giusta e non un assemblaggio di parole senza capo né coda. E siccome io sono sempre sul pezzo, sono sempre il primo che arriva, pronto a divulgare la notizia quando è ancora ignota al globo, parlerò delle collezioni primavera-estate 2013, che sono state presentate a Settembre di quest'anno. Eeeeeeh lo so, come sono aggiornato io nessuno mai. Cioè, Mentana spostati, su...

Misura e sobrietà: queste parole riassumono molto bene ciò che si è visto di più sulle passerelle milanesi. E poi colore, colore e colore. Si parla sempre d'estate, alla fine.
La gioia dell'estate è data dai colori, freschi e pieni della joy de vivre estiva. A cominciare da Dolce & Gabbana, dove la geometria dei tagli, data dalla linea ad A e dal trapezio, viene ammorbidita dai cotoni e dalle organze. I colori, ispirati ai pupi e ai carrettini siciliani, trasmettono un'allegria folkloristica e mai frivola. E il folklore, poi, celebra direttamente l'artigianalità e la sapienza sartoriale, di quelle signore del sud che si riunivano in compagnia per confezionare pizzi e merletti, le stesse signore che confezionavano il corredo per la dote della nipote.
Questo è il mio look preferito. Lo trovo freschissimo, elegante e per niente volgare. E poi credo che si adatti bene anche a fisici un po' più curvy.
                           
       Dolce&Gabbana, collezione primavera estate 2013
Sempre tra forme definite ma fluide, tra colori energici ma mai volgari, tra artigianalità e ricerca, troviamo la collezione di Fendi (che tra l'altro compie 87 anni, mica male..). Certamente su una strada diversa dalla celebrazione del folklore siciliano di Dolce & Gabbana; piuttosto, strizza l'occhio agli anni '60; con un'interpretazione assolutamente moderna però, data dalla sovrapposizione di pannelli di tessuto cuciti con la saldatura. La donna Fendi è assolutamente ironica, sa giocare col look e sa divertirsi, ma non si concede di apparire ridicola al resto del mondo anche se è estate. Perchè va bene lasciarsi andare, ma non per questo conviene diventare delle squinzie sguaiate. Quello no, questo la donna Fendi lo sa; la donna Fendi ti dice "Ma perchè devi diventare idiota per farti vedere? cosa ci guadagni? Ma proprio nulla. Ma guarda che il low profile ci azzecca sempre. E guarda me, che anche se sono vestita low profile indosso le pellicce gialle d'estate. Se non è ironia questa...! 


Geometrie fluide e non costrittive anche per Etro, dove ci si ispira all'oriente, alla via della seta, ai viaggi e alle stampe floreali dei kimono,dei kaftani e degli harem pants.Anche per Etro la donna è misurata e attenta, ma con un'aria più "naif" per certi versi. E non indossa semplici vestiti, ma stoffe dipinte, opere d'arte pittorica da indossare (giuro! Son dipinti a mano,eh!). La cosa che mi piace molto di questa collezione è il fatto che, pur nell'estrema varietà delle stampe e delle forme, sia tutto più che portabile. In effetti a nessuno dovrebbe piacere l'effetto bomboniera, nemmeno se ci si ispira all'oriente, chè sembrare una geisha scappata di casa è davvero brutto. Etro ti prende un po' di fiori, maxi e mini, un po' di abiti lunghi e scivolati, con qualche taglio asimmetrico per niente casuale e BAM: hai un vestito perfetto, delicatissimo e divertente allo stesso tempo. Due aggettivi che far concordare tra loro è difficile: io, per esempio, delicato proprio non sono, dato che quando salgo le scale mobili della metro provoco scosse di 7.4 nella scala Richter (e non peso nemmeno tanto, bah) ma divertente sì: mi servirebbe un po' più di magia Etro.

E se di ispirazione orientale vogliamo (e dobbiamo!) parlare, allora non si può non citare la collezione di Emilio Pucci. Asia everywhere, Asia dovunque, dall’India alla Cina; ma meno naif di Etro, piuttosto più sensuale e self-confident. Sensualità che è stemperata dal candore e dalla leggerezza dei tessuti, per lo più eterei e impalpabili, come seta e raso. E’ sicuramente sexy, ma non volgare: le sovrapposizioni, le trasparenze e le forme fluide creano un bellissimo giuoco di seduzione. Pucci, e il suo designer Peter Dundas, insegnano come essere sexy senza scadere nella scontata volgarità. Perchè esponendo tutto e subito si toglie fascino, si toglie mistero. Il mistero che ci evocano le stampe di dragoni orientali, l’oro indiano e gli arabeschi: rievocazioni di mondi che il web ha avvicinato, ma non si può cancellare la voglia di evasione.








In definitiva, io non so se sia per la crisi o che altro, ma è da un po' di stagioni che si ritorna al concetto classico di eleganza: la ricerca e l'innovazione,certo, non si fermano, ma ogni maison torna sui suoi cavalli di battaglia per riproporli in vesti contemporanee. Ed è una strategia vincente. Non è che non l'abbiano mai fatto, di ritornare sui propri passi intendo, ma c'è un sapore nuovo: un sapore che sa di sogno, di evasione, di voglia di dimenticare le bruttezze e le preoccupazioni che siamo costretti a vedere ogni giorno. Non c'è spazio per le varie Belèn o veline, la bellezza e la sensualità con loro non hanno nulla a che fare. E' meglio tornare ad attualizzare il concetto dell'eleganza classica, che in tempi di crisi c'abbiamo bisogno di sentirci sicuri. E già rischiamo di rimanere in mutande anche senza volerlo, almeno cerchiamo di coprirci bene.


venerdì 16 novembre 2012

L'invasione di cavallette.

Credo che già il titolo del post sia molto evocativo rispetto alla giornata di oggi. Talmente evocativo che mi sento una cavalletta vera alle spalle, mentre ci penso. E ho i brividi. Le cavallette sono un altro dei mali del mondo, ne parla persino la Bibbia! (come se quella fosse garanzia di verità...mah! Ma mi serviva un supporto alla mia tesi).  A parte questo, stamattina alla fine ho ceduto. Ho scoperto di essere una vittima della pubblicità; una creatura senza spina dorsale che si fa trascinare dagli spot; d'altronde io sono quello che quando guarda l'acqua Lete al supermercato crede DAVVERO che ci sia la particella sofferente per la solitudine. Sono anche quello che crede che la Apple faccia le cose più faighe di tutte, anche se uno guarda bene il capello, non è proprio così. Il mio guaio è che sono manipolabile, tipo i polpi.E quindi spesso mi ritrovo la testa sbattuta sugli scogli della realtà. Lo sapete, no, che per ammazzare i polpi fanno così?
Ad ogni modo, ho deciso di entrare nella tana del nemico: H&M. Perchè io volevo davvero una di quelle cose poco Margiela molto H&M. un po' come quando metto l'ora in avanti sapendo benissimo che l'ho fatto io; mi sono preso per il culo da solo, in sostanza. Perchè io lo so benissimo che voi, voi di H&M, mi state ingannando, ma sono troppo imbecille per prendere seriamente questo pensiero.

Ore 6.40: Sveglia presto. Ho lezione alle 10.30, ma voglio comunque essere lì poco dopo l'apertura. So già che sarà una corsa all'oro. Faccio una veloce (ma quando mai?) colazione con pane, burro e marmellata accompagnati da un ettolitro di caffelatte. Prendo l'autobus, pieno di studenti di età scolare che emanano lo strano odore dell'adolescenza. Mioddio aprite subito il finestrino o vomito.

Ore 8.09: prendo il treno, un Frecciabianca. Come al solito in questa fascia oraria, non c'è un posto vuoto neanche nei bagni. Ma Novembre non era il mese dell'influenza? Trovo un misero posto. Ci appoggio elegantemente le mie terga. Parte il treno: soddisfatto del fatto che nessuno abbia prenotato il posto dove sono seduto. Posso guardare la gente rimasta in piedi con un sorriso tra la soddisfazione e l'autocompiacimento. TROPPO PRESTO. Una signora-carlino ha prenotato il posto dove sono ben adagiato io. L'impulso è quello di gridarle in faccia con la voce di Maga Magò "Chi tardi arriva male alloggia", ma il buon senso ha la meglio. Dannato buonsenso! Mi alzo, mi siedo per terra all'entrata della carrozza: le mie deboli gambe non potevano reggere un'ora di sussulti ferroviari.

Ore 9.02: arrivo in stazione Centrale di Milano. Corro come Shwarzer dopo una dose di steroidi fino alla metro gialla, fermata Duomo. Da lì prendo la rossa per fermarmi in Piazza San Babila, che lo so che tra piazza Duomo e San Babila ci sono poche centinaia di metri, ma per oggi meno cammino meglio è, grazie.

Ore 9.30. Arrivo finalmente in piazza San Babila con la lingua che mi pende fino alle cavigle. Bancomat, mi serve subito un bancomat. Ne va della mia stessa vita, del mio equilibro mentale. Fortunatamente Milano è tappezzata di filiali San Paolo e ne trovo una giusto fuori dalla metro. Prelevo tutto il contante disponibile e mi dirigo, a passo meno deciso della mia trasfigurazione in Shwarzer, verso lo store H&M

Ore 9.36: Entro. Sono figo, sono sicuro di me, spostatevi tutti, culoni, che questo è il mio territorio. Non ho paura di niente. OMMIODDIO UNA TELECAMERA! Nasconditi, non vuoi fare una figura allucinante per un servizio di qualche tg locale. Metto piede nel negozio. Mi manca subito l'aria. L'odore di polvere e di sintetico mi prende la gola, il cervello mi richiede ossigeno (e possibilmente una fibra naturale). Devo farmi forza, non posso arrendermi ora! Tutti quegli asiatici si prenderanno i pezzi più belli, sbrigati! Supero la sicurezza, che pare annoiata e non capisce l'euoforia degli idioti che in quel negozio si sentono delle supermodel. Del resto non la capisco nemmeno io. Scopro, dopo essere andato al piano superiore che recava la scritta "Piano 1- Uomo" che la collaborazione con Margiela viene venduta nel "Piano -1 - Intimo Donna". Razza di screanzati, una rampa di scale per niente! Minuti preziosi che mi separano dal mio tesoro!

Ore 9.50. Non mi sento proprio a mio agio. Qui la gente è famelica, aggressiva, sicura di sè. Pronta a pugnalarti alle spalle manco fossimo in una puntata di Trono di Spade o, peggio, Beautiful. Le giacche ti vengono rubate da sotto il naso. Ma a me non interessano: cazzo vuoi che me ne importi di avere una giacca che grida "Sono stata fatta nel 2006"? Nulla. Poi mi indicano e mi dicono "Quello è vestito da 2006". No grazie. Non trovando la mia maglietta nera (nella mia testa era già mia, ero entrato solo per quella), opto per una camicia bianca, molto basica dal colletto asimmetrico. Tuttavia non mi do per vinto, la speranza è l'ultima a morire. Al massimo ti cede la scapola perchè la borsa che porti piena di libri pesa come una lapide. Comunque, cerco di trascurare il dolore alla spalla e mi aggiro con lo sguardo vacuo da medium posseduto per il negozio, mentre mi sfrecciano davanti asiatici, ragazzi e ragazze di tutte le fogge e colori, per lo più vestiti veramente dimmerda e che richiedono l'uso di occhiali da sole per guardarli. Mi faccio forza; nell'ennesimo giro del piano finto intimo-donna, trovo la tanto ricercata maglietta, ma di un colore disumano. Terrificante. Ricorda la diarrea del mio cane. Placco un commesso. "Un attimo, scusa!". Sì, in effetti sono stato poco delicato a importunarlo mentre era carico come un mulo di capi. Sensi di colpa a manetta: la verità è che io faccio tanto il duro, ma in realtà sono remissivo come i cani quando vedono il giornale arrotolato. Il commesso torna da me, anche se ha ancora tra le braccia una decina di impermeabili bianchi dall'aria molto pesante. "Scusi, nera...questa...c'è?" chiedo, con gli occhi più Bambi che io abbia mai fatto. "No, mi dispiace... quelle che abbiamo sono tutte esposte". AHI! Immane dolore, atroce sentimento, quale mestizia! Il pavimento crolla sotto i piedi, il buio sommerge le mie pupille, lo sconforto contorce il mio volto: E ADESSO CHE CAZZO FACCIO? Uscire con la camicia bianca dal colletto asimmetrico very anonima o prendere questa cosa dal colore agghiacciante? 5 minuti di dilemma in cui ho cambiato umore una settantina di volte, il commesso di prima (che nel frattempo era scomparso da qualche parte, ma nemmeno avevo notato preso dal sapore della disgrazia) torna con un sorriso gigante e pone fine al mio bipolarismo: in mano non ha una maglia nera di quella che volevo io, NE HA BEN 3! "Non so che taglia ti serva, però". "La M, andrà benissimo". "Ok! Eccotela. La camicia vuoi che la metta a posto?". La camicia? E chi se la ricorda più! Certo, tienitela, tua, fanne quel che vuoi. Corro alla cassa, come se quel tesoro dovesse sfuggirmi dalle mani da un momento all'altro; paura anche abbastanza fondata, data la furia famelica degli avventori del negozio. Pago il totale: commessa molto sorridente, molto disponibile; ma siamo sicuri di essere ancora a Milano o sono finito in CortesiaLand? Non mi dispiace, comunque.

Ore 10.20: me ne esco. Posso andare a lezione senza nemmeno far le corse, con un sorriso gigante in faccia e una borsina imbarazzante nella mano destra. La borsa pesa ancora, ma dentro di me sto ballando "Marry the Night" come un ossesso per la felicità.

CONSIDERAZIONI GENERALI.

Già all'uscita della metro San Babila, mi sono reso conto dell'enorme cura e precisione che ci han messo quelli di H&M per una cosa simile: ogni spazio pubblicitario della stazione era riservato a Margiela for H&M. So che fanno queste collaborations (fa tanto fashion blogger dirlo, che schifo) da anni, ma prima non ci ero mai andato. Diffidavo da H&M e diffido ancora. Tuttavia, sono dei portenti del marketing. Primo: mi hanno rincitrullito, un termine da cartone animato ma che è sempre bello dire. Secondo: ti danno davvero l'illusione di essere in uno store d'alta moda. Come se l'ufficio stile di Margiela ci avesse davvero pensato a cosa mandare lì, per quella collezione, e non semplicemente firmato un contratto dicendo "Scegliete quello che volete dai modelli passati". I commessi vestiti con divise destrutturate in pieno Margiela style, le grucce del bianco Margiela, le borsine col loro logo impresso. Bianche, immacolate. E' un'illusione, infatti poi vedi la qualità del capo e allora ti cadono le palle. I filati e i pellami (certo che attribuire una parola come "pellami" ad H&M è come una bestemmia) non sono quelli che usa Margiela. Poco importa: lo paghi di meno, cosa vuoi ancora? Prendi, paga e non lamentarti! E soprattutto vai a lezione, invece di cincischiare.





lunedì 12 novembre 2012

Margiela + H&M = Dilemma Esistenziale

Non so se lo sapete (nel caso non lo sappiate non è poi così grave), ma dal 15 Novembre del corrente mese, il che vuol dire tra 3 giorni, sarà in vendita negli store selezionati H&M la collaborazione tra il colosso svedese di stamminchia moda low cost e l'Olimpo dello stile, il non plus ultra del minimalismo irriverente (e voi tutti dovreste sapere quanto io ami il minimalismo), il mioddioquantotiamiamo dei vestiti, cioè Maison Martin Margiela. Ora, io ho una vera psicosi quando si tratta di Margiela, nel senso che i miei occhi iniziano a luccicare e io emetto gridolini di dubbia natura umana. Perchè io, da lontano, ho sempre ammirato i pezzi di Margiela e ho sempre desiderato il guardaroba pieno delle loro cosucce. No, aspettate, corrego la frase: ho sempre desiderato il guardaroba pieno. Punto.
MA, c'è un "ma" bello e pesante come mia nonna quando mi chiede se sto studiando (Ciao nonna, ti voglio bene): e quel MA è composto dalle lettere H ed M intervallate dal segno di congiunzione &.
Io H&M proprio non lo concepisco, io quando entro lì dentro sento sempre uno strano odore di polvere che mi fa starnutire a ripetizione. Eppoi quello di Brescia è 'na merda allucinante, ma questo non c'entra poi molto.
Ora, quindi, cosa devo fare? Perchè i miei emisferi cerebrali stanno combattendo una lotta che non si risolverà senza spargimento di sangue. Che tra l'altro sarà il mio, quindi non sarebbe nemmeno tanto divertente. Cioè, io dovrei fare la coda infinita il 15 Novembre a Milano per accaparrarmi magari una misera giacca? Eppoi doverla condividere con tutta la gente scema di Milano che, molto probabilmente, non sa nemmeno lontanamente quale sia la filosofia di Margiela? La stessa gente che tempo fa ha creduto di aver fatto un affarone comprando i pezzi Lanvin for H&M. Invece NO TESORO, avevi un capo Lanvin for H&M e ne avrai uno Margiela for H&M, che è un po' diverso. E poi io ricordo scene di panico quando hanno venduto la collezione di Lanvin: gente che era lì in coda dalle 7 per poi magari uscire vestita come un uovo di pasqua. Ovvio, con Margiela non ci sarebbe il rischio di uscire come uova di Pasqua, però la coda sì... E io odio le code. Gente del mio lignaggio dovrebbe passare davanti a tutti, non scherziamo.
Dopo questo delirio, credo di esser giunto ad una soluzione: aspetterò di avere 3000euro per una giacca vera di Margiela, rinunciando ad una finzione cucita da scimmie addestrate.

Peccato però. per questa maglia mi piace davvero molto.
Maglia


martedì 6 novembre 2012

Le Regole Generali che Carla Gozzi ti prego spostati.

Non so se voi, mentre vi sentivate confusi&felici (e anche un po' su di giri causa il movimento turbinoso di testicoli che vi ha provocato quella gelata di fine Ottobre/inizio Novembre), vi siete per caso sintonizzati sul canale Real Time e lì, tra un triste armadio ed una sciatta comparsa, avete intravisto una signorina bionda bianca wannabe style coach vestita come un inquietante ibrido tra una segretaria un po' lasciva e Maria Montessori: ebbene, quella è Carla Gozzi, già passata alla storia per aver fatto da spalla ad un comico gay vestito con la tappezzeria del divano in un programma chiamato "Ma Come Ti Vesti?!". Lasciatemi dire che se non sapete chi è Carla Gozzi dovete farvi serie domande sulla vostra preparazione di trashitudine italiana, nota materia di studio nella quale io mi sono sempre distinto. E poi soprattutto non stupitevi se vi chiederò come stanno gli orsi che coabitano con voi nella caverna lassù in valle. Ecco, io qui, in questo cyberfoglio bianco, voglio fare un po' quello che lei sa far meglio: dare Regole Generali (cciuuro! Nel programma le chiama così) ad cazzum per non sfigurare in società o, più semplicemente, per strada.

1. Le infradito. Sono la piaga della stagione estiva, contro le quali io sto portando avanti una personale crociata (ma che sta raccogliendo numerosi proseliti). La loro origine francamente m'interessa un nonnulla, ma si dice che siano state inventate da un qualcuno di Nairobi che ha legato insieme una foglia di palma per fare un perizoma 100%eco per la sua bella; quest'ultima però, non capendo come dovesse essere indossata, se la mise al piede. E per di più ne pretese una uguale, di foglia, giacchè le scarpe spaiate mai nella vita (a proposito, IO LO So che tu almeno una volta nella vita hai indossato converse di diverso colore. Va' a chiuderti nell'armadio a piangere in posizione fetale). Forti dubbi igiuenici poi sorgono alle persone di buon senso quando vedono strani individui aggirarsi con le suddette calzature per il suolo cittadino: o volete per caso fare come gli svedesi che camminano a piedi nudi per gli alberghi? Io non credo proprio.

2. Le meches. Una mia cara amica ha definito (giustamente) le meches "Il cancro della società". Prima di tutto, Paola Marella non ha le meches, e qualunque tentativo di assomigliarle è vano, giacchè lei è Paola Marella e noi non siamo nessuno. Secondo: ma davvero tu ambisci ad avere i capelli striati wannabe Solange? E parlo del mago, qui. E se hai googlato il suo nome per cercare immagini relative, ti sarai già spaventato a dovere. Chè persino Geri dopo il periodo con le Spice se le è tolte (e forse è stata la cosa più sensata della sua vita. Poi si è messa a fare la solista...)

3. La biancheria intima in vista. Qui voglio condividere un'espressione molto efficace di mia nonna, che si riferisce alla biancheria intima con la locuzione "la biancheria segreta". E segreta deve rimanere. E' un concetto tramandato in Italia di generazione in generazione da donne forti, morigerate, pudìche e anche un po' rompipalle, ma sicuramente attente a quella cosa che, sfortunatamente, si sta perdendo e viene ritenuta senza valore: l'etichetta. E quindi, se io vedo il reggiseno nero pizzato che spunta dalla camicetta un po' scollata, puoi biasimarmi se ti penso zoccola? E i giochi di Afrodite quando li fai se mostri già a tutti cosa contiene la tua finta coppa D? E il piacere della scoperta? E l'elastico della mutanda smandrappata che esce dal pantalone in denim lo trovi davvero sexy? Io no. Io invece trovo che ti dia un'aria goffa stile Gongolo che si è fatto la cacca addosso.

4. Il jeans bianco Premesso che sulle fanciulle è tollerato e a volte anche incentivato se questa è slanciata, ma sui fanciulli è la nemesi. L'apocalisse. La "O Fortuna Velut Luna" dell'abbigliamento; chè l'aria da bullo anni '90 non piace a nessuno. Ma veramente, ma io quando li vedo provo l'insaziabile desiderio di barcollare con un barile di passata di pomodoro nelle loro vicinanze; poi quando si tira fuori l'immancabile scusa "Bianchi così li trovo eleganti" suona tanto come un "vorrei ma non posso".

5. Il jeans ai matrimoni. Concessi fino diciamo 28 anni, poi iniziano a diventare anche loro un "vorrei ma non posso" della serie "mi sento ancora un ragazzino". Eh, però non lo sei. Tipo dovresti iniziare ad assumerti le tue responsabilità, tipo un abito serio per un matrimonio. Anche questa è una regola che arriva dalle nonne di cui sopra, le quali hanno una precisa enciclopedia tribale non scritta di ciò che bisogna fare e non fare a questo tipo di eventi. E serio non vuol dire noioso, perchè anche se ti vesti come Mario Monti nonostante i tuoi 28anni io mi sento legittimato a ritenerti un pirla.

6. Il calzino bianco alla caviglia. E su questo non sprecherei nemmeno troppe parole, visto che è lampante la sua imperdonabilità.

7. L'ombretto fino all'arcata sopraccigliare. Se è colorato sembrate Moira Orfei, se è nero sembrate delle panda. Scegliete a quale specie zoologica delle due assomigliare... Ad Halloween/serata in maschera/carnevale ovviamente è concesso (ma in quelle occasioni potete anche vestirvi da Nicole Minetti e nessuno vi dirà nulla).

8. Il collant color carne. Signorina, mi può dire quanto manca all'atterraggio? Già che è qui...cuscino,coperta e tappi, che il mio vicino continua a russare.

9. Le spalline trasparenti in silicone dei reggiseni: Una breaking news: si vedono. Non te n'eri accorta? MA DAVVERO? Ma allora sei grave. Apparte che di questo ne ho già parlato a sufficienza nel precedente post, ma è sempre bene ribadirlo. E , siccome dall'alto della mia magnificenza posso anche essere magnanimo (non chiedetevi dove stia la logica in questa frase: non ne vale la pena), voglio darvene un'altra, di breaking news: hanno inventato già da tempo i reggiseni senza spalline. E anche gli abiti con le coppe preformate.

Direi che ho finito la dose di veleno simpatia per oggi. Ovviamente a nessuno frega un emerito cavolo se voi non li reputate errori; per quanto mi riguarda potete continuare a vestirvi come avete sempre fatto. E nemmeno a me, che vivo bene lo stesso. Eppoi di brutte cose ne vedo tante in giro ma alla fine non dico niente perchè voglio vivere e non voglio occhi neri (e non per l'ombretto); al massimo ai miei conoscenti dirò solo qualche battuta che porterà una bella risata come conclusione.
Ah, potrei andare avanti ORE con l'elenco, ma sono stanco e soprattutto poi diventa troppo lungo e la sua carica umoristica si perde e divento noioso come Licia Colò quando parla dei lupi della Sila.