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martedì 7 maggio 2013

Andiamo al MET e facciamo finta che sia carnevale.


Ieri si è concluso l'evento fashion più atteso dell'anno: il MET gala.
Per i comuni mortali, mi spiego meglio. Ogni anno il Metropolitan Museum di New York City propone una mostra temporanea sul tema moda, ma delle mostre figherrime, ma delle mostre che proprio sono curate in ogni dettaglio, ma talmente belle che vorresti passarci la vita dentro quel museo. Prima dell'apertura al grande pubblico, il MET organizza questo party super esclusivo al quale noi non possiamo nemmeno sperare di andarci anche se vendessimo i due reni e un quarto di fegato. E' diventato principalmente l'evento fashion più esclusivo semplicemente perchè alle sfilate sono tutti (giustamente!) concentrati sulle nuove collezioni, mentre gli Oscar sono sostanzialmente una rassegna cinematografica, per quanto sbrilluccicosa ed esclusiva. Al MET invece ci si preoccupa di una mostra che ha proprio come oggetto un aspetto della moda, e le star quindi si sentono legittimate a rendere omaggio (in un loro strano e particolarissimo modo) alla persona o fatto che viene celebrato.


Quest'anno il tema era il PUNK. Ora, il punk è un terreno molto difficile in cui addentrarsi, dove la probabilità di fare uno scivolone è alta tanto quanto quella di essere sbranati da un orso se ci si avventura coperti di salmone e carcasse animali per le foreste della Finlandia. Soprattutto per chi di punk non ha nessuna fibra del suo corpo (come il sottoscritto, per esempio), perchè il punk prima di essere una moda è un modo di essere. Infatti nella scorsa serata si sono viste cose che speriamo di dimenticare in fretta, ma procediamo con ordine.

Miley Cyrus
Miley Cyrus in Marc Jacobs
Mylie fosse per me tu saresti rinchiusa ad Azkaban da tempo immemore. Sono davvero stufo di vedere la tua incompetenza palesarsi ogni volta che ti fai viva. Torna quando sarai cresciuta, torna a dei capelli, non dico normali, MA GUARDABILI. Sul vestito di Marc Jacobs decido di non sprecare molte parole, a parte il fatto che qua si addice davvero l'espressione "la retina per LA cozza".

Kylie Minogue
Kylie Minogue in Moschino
E poi c'è chi, con coscienza, dice a se stessa "io punk proprio non mi ci sento" e opta per una scelta che la esalta. Si insomma, la Minogue come al solito è una figa pazzesca e c'è solo da imparare, SOLO DA IMPARARE, mi senti, Miley? Ecco. Poi l'abito è Moschino. Ho detto tutto.

Madonna
Madonna in Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci
Questa signora c'era prima che tutte le ragazzine scoprissero com'è figa la trasgressione e il mondo punk. Ogni volta ricorda di essere stata la prima e di essere capace ancora di provocare reazioni, magari anche cadendo nel cattivo gusto. Io non posso che stimarla, oltre al fatto che le decollétes rosa hanno qualcosa di surreale. Come del resto la nuova pettinatura.

Gisele Bundchen
Gisele Bundchen in Anthony Vaccarello
Se ti chiami Gisele e di cognome fai Bundchen puoi anche andare al MET vestita con un prendisole e sei figa lo stesso.

Donatella Versace
Donatella Versace in Versace
Se mettete un pallino bianco in corrispondenza del viso in modo da coprirlo interamente, scoprirete con vostro immenso stupore che il vestito è un capolavoro. Ho sempre pensato che gli stilisti, anche se di dubbio talento, abbiano una marcia in più rispetto ai comuni mortali.

Sarah Jessica Parker
Sarah Jessica Parker in Giles
Lei può tutto. Lei può anche mettersi un pavone nero in testa, rendendosi ridicola. Lei sì è costruita la sua immagine fatta di accessori e abiti ironici, quindi può.

Katy Perry
Katy Perry
Quest'individuo merita la carcerazione riabilitativa per aver rovinato un capo di una delle collezioni più belle di Dolce&Gabbana.

Beyonce
Beyoncé in Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci
Queen B, abbiamo capito che la sobrietà non è il tuo forte. Ora evita di ricordarcelo tutte le volte.

Sophia Coppola e Marc Jacobs
Sofia Coppola in Marc Jacobs
Probabilmente alloggiavano a pochi passi dal MET e hanno deciso di andarci in pigiama.

Franca Sozzani

L'eleganza di questa donna. Sì lo so che è il suo lavoro, ma lo fa dannatamente bene.

Liya Kebede
Liya Kebede in Alberta Ferretti
A mio avviso la meglio vestita di tutte. Non solo perchè lei è bellissima, ha un fisico fantastico ed è una modella quindi perfettamente conscia di cosa le sta bene e cosa no, ma anche perchè ha intepretato il tema con originalità e senza cadere nell'eccesso (vedi Sarah J o Madonna, per quanto adori entrambe). L'abito a righe di Alberta Ferretti le dona molto,forse un po' troppo voluminoso nella porzione nera dell'abito, ma resta comunque una scelta davvero azzeccata.

lunedì 25 marzo 2013

Cose che non ho capito di Harry Potter.

Harry Potter è stata la prima (e ultima) saga che io abbia letto nella mia intensa vita. Harry Potter è stato il romanzo più vicino al genere fantasy che io abbia letto. Harry Potter mi ha fornito dei buoni motivi per odiare  persone arriviste e senza fibra morale come i Serpeverde e altrettanti motivi per evitare persone che portano sfiga come il protagonista e Jessica Fletcher. Harry Potter mi ha anche fornito degli stimoli per migliorarmi, grazie a Hermione Granger.
Sono sempre stato convinto che il fattore C(ulo) di Harry Potter fosse sostanzialmente il fatto che avesse al suo fianco una donna con le ovaie d'acciaio come Hermione. Non ci fosse stata lei, Ron sarebbe ancora cianotico e penzolante dai rami del Tranello del Diavolo. Non ci fosse stata lei, Harry avrebbe solo schiumato bava dalla bocca bevendo la pozione sbagliata della sciarada, laggiù nei sotterranei.
E poco importa se ha modi irritanti o spocchiosi, la Granger. Già si è presa cura di due casi umani che nemmeno la Caritas, pretendiamo anche che sia accondiscendente e disponibile? Io non credo proprio.
Ma oltre alla mia arringa in favore di Hermione Granger, devo dire alcune cose riguardo Harry e il mondo di Hogwarts, che una piccola mente come la mia fatica a concepire.

Perchè nei 7 libri che compongono la serie, c'è spazio SOLO per una lieve cotta per una frigida asiatica e poi più nulla fino all'ultimo libro in cui improvvisamente compaiono delle coppie già formate e felici? E i vari corteggiamenti? Perchè quello nella Camera dei Segreti NON ERA UN CORTEGGIAMENTO: Jinny era incosciente ed Harry pure alle prese con un mostro orrendo di circa 20metri, Ma poi, mi volete far credere che, in tutta la scuola, nessun ragazzo abbia cercato di intrufolarsi nel dormitorio femminile, o viceversa? E nessuno ha usato poi la Stanza delle Necessità per incontri clandestini? Io non dico di fare un romanzo di 50 sfumature, o un Harmony, semplicemente io mi chiedo come diavolo sia possibile che in un castello enorme pieno di adolescenti in preda alle tempeste ormonali più feroci non ci sia stato nemmeno un pizzico di malizia, nemmeno da quei furfantelli (come sono nonno) di Fred e George. Forse Silente, insieme al Cappello Parlante, ha consegnato una cintura di castità agli studenti? O forse il fatto di avere una bacchetta lignea in mano ti fa diventare completamente asessuato? Questo mistero non avrà soluzione.
Sempre su quest'argomento. Se non ricordo male, i professori sono tutti celibi/nubili/vedovi. Capisco che Piton faticasse a riprendersi dall'amore giovanile per Lily, ma i tempi passano! Eh, diamine.

Ma parliamo un po' anche del Signore Oscuro, quello senza naso, quello un po' emaciato, pallidino.. Quello che mi chiedo è questo: dopo aver ripreso corpo, dopo aver ricostruito egregiamente una mano argentea a Codaliscia, NON POTEVA ANCHE AIUTARSI CON UNA RINOPLASTICA? Io non credo dovesse fare tanti sforzi. A meno che non volesse assomigliare di più a Nagini, ok, ma tanto vale che ti trasfiguri in un serpente e bon, lanci anatemi dalla coda. Per il colorito, neanche a dirlo, forse il make up nel mondo dei Maghi non è arrivato.

E vogliamo spendere anche due parole sui sistemi di comunicazione usati dai maghi? Vero, lettere e gufi hanno il loro fascino, si sa che sono un po' conservatori e che loro vadano oltre il vintage: direttamente all'antiquario. Ma Quando il Ministero intercettava gufi, non era più semplice usare dei cellulari? Anche di quelli usa e getta, anche dei nokia 3310, che poi facevate pure un affare: lo lanci in testa ad un Mangiamorte e questo riprende i sensi dopo che è già appeso per gli alluci ad Azkaban. Forse il problema sarebbe stato intestare la SIM a vostro nome, voi privi di identità? Be', Harry Potter ed Hermione vivevano in un mondo di Babbani, per una volta che lo sfigurato in fronte avrebbe potuto rendersi utile... Non l'ha fatto. Va be' ha sconfitto il Signore Oscuro, voi dite. Ma mettetemi la Granger e la McGranitt in squadra insieme e quelle due avrebbero risolto il problema alla radice molto prima che ci pensasse lui. Ma capisco che queste sono esigenze di trama, e allora seguendo quest'ultimo suggerimento verrebbe fuori direttamente un'altro libro.

Comunque vorrei ringraziare J.K Rowling, per avermi regalato una prima giovinezza molto magica, per avermi fatto disprezzare ancor di più il mondo reale, per avermi fatto perdere tempo a cercar Nargilli mentre in realtà dovevo studiare. NO MA GRAZIE ROWLING. Lo so che mi leggi sempre, ti pregherei di dare risposte a queste domande. Poi, quando avremo più confidenza, ti chiederò come nascono i Dissennatori e se avevi previsto la futura rivalsa dei Vampiri, che guarda caso uno di loro è Diggory, ma adesso scintilla al sole. Che tenerezza.


lunedì 25 febbraio 2013

Cazzo mi metto...per gli Oscar 2013?

Rendetevi conto che nonostante io sia in trasferta (grazie connessione wifi dell'Unimi), non posso esimermi dal commentare i vestiti degli Oscar 2013, che hanno visto trionfare la Anna come miglior attrice non protagonista e invece nessuno (o per lo meno io) si è cagato chi ha vinto l'Oscar per la migliore attrice protagonista. Jenny Lawrenc, domani sei già nel dimenticatoio per quanto mi riguarda. Ma iniziamo pure: dividerò la scaletta tra i SI', i NI', e i VAI A CASA A CAMBIARTI.

Per quanto riguarda i SI'.
Charlize Teron in Dior.
Grazie al cazzo, sei figa; anche vestita da Ancella della Carità rimani figa. Poi è Dior, poi anche il taglio minimal ti sta alla grande. Brava, bona, sana.


Samantha Barks in Valentino
A chi non piacciono i long dress neri nerissimi, con profonda scollatura anteriore. Samantha ce lo sbatte in faccia il fatto di essere figa, ma con modestia. E' quella che noi amiamo chiamare una Figa Umile. Grazie Samantha, grazie.Continua a cantare, please.Comunque l'abito è Valentino; no ma lo dico per voi che non lo sapete ecco. Però potevi anche pettinarti un po' meglio...Ma no dai, fa tanto Figa Umile anche la pettinatura così un po' alla "mi sono appena svegliata e vi ho fatto un favore per esserci e mi sono sistemata i capelli mentre avevo ancora gli occhi rossi dal sonno. Tanto lo so che rimango figa"



Jennifer Aniston in Valentino.
Io non sapevo che cazzo di fine avesse fatto, ma non credo che mi sia perso molto...no? Tanto lei non fa film proprio "impegnati", io credo. Perchè era lì? Ne sentivamo la mancanza? Non so giudicare la sua presenza, ho bisogno di aiuto. Però almeno, anche se rimane brutta, ha azzeccato l'abito. Valentino + rosso+lungo...ti piace vincere facile, eh Jenny?


Ma passiamo ora ai...NI
Anne Hathaway in Prada.
Non è che non mi piaccia l'abito, cioè è un Prada, ovvio che mi piace..Pure la collana è bellina, molto tenera. Ma perchè rosa? Mi spieghi perchè? Cioè già sei pallida come Gollum dopo un bagno nella cipria, poi pensi pure al rosino? E CHE CAZZO DI SFUMATURA E', POI? Non è cipria, non è ciclamino...boh.


Salma Hayek in Alexander McQueen.
Non è tanto il vestito, che rimane bello bello...ma cacchio Salma, ma perchè tu? un abito a collo alto su di te che sei alta quanto uno sgabello da bar. E la pettinatura da nonna Papera, ne vogliamo parlare? Io direi di no.


Adele in non so cosa.
Vada per l'abito lungo e nero, ma con le paillettes sembri una cantante d'opera andata in pensione. E invece non hai nemmeno 30 annii, io credo. Rifletti.


Passiamo ai NO.
Renee Zellweger in Carolina Herrera.
E' talmente tutto brutto che mi passa la voglia di commentarla. Anni e anni per liberarci dal lucido (specialmente se oro) rovinati così...Renee, vai via.


Catherine Zeta Jones
Stesso discorso per la tua amica qui sopra, con l'aggravante del fatto che i decori dorati sui colori chiari fa veramente CAGARE.


Bon, io ho finito. Ora me ne torno a lezione. Le immagini sono state tutte prese da Red Carpet Fashion Awards. Cià.


domenica 24 febbraio 2013

La mia prima volta: elezioni politiche 2013

Si deve andare a votare e tante sono le domande che assillano il capo di noi giovani italiani: chi è meglio? chi è peggio? La matita è in omaggio o dobbiamo restituirla? E come si piegano le schede? Possiamo fare un ritratto improvvisato di Monti?
Oggi ho esercitato il mio diritto: mi sono recato al seggio, dove una sciatta presidente di seggio in tuta mi ha consegnato schede e matita. Ho impiegato meno di 2 minuti per scegliere a chi dare il mio voto, poi invece ho impiegato un'era geologica per piegare la scheda delle elezioni regionali.
Ma lasciate che io mi faccia portavoce delle intenzioni di voto della mia generazione, visto che come è noto sono molto modesto e non soffro di quella strana malattia dei megalomani di confondere se stessi con il mondo. Proprio no.
Sono un ragazzo di vent'anni, di buona famiglia, abbastanza acculturato e io credo anche abbastanza intelligente, nonostante manchi proprio di senso pratico. I miei genitori non mi hanno fatto mancare nulla fortunatamente, a parte quel completo di Hermès che mi piaceva tanto, ecco. Sono cresciuto vedendo i miei genitori e i loro coetanei discutere su Berlusconi e una certa imprecisata Sinistra, che ogni tanto cambiava leader. Sono cresciuto sentendo i nonni parlare delle brutture del fascismo e della vecchia DC, come se fossero avvenimenti epici tipo la Guerra di Troia o Marisa Laurito che fa la persona seria. Ho studiato anche un po' di storia contemporanea al liceo, in modo da dare un po' più di concretezza a questo spettro della DC che aleggiava. Una cosa morta, che però si ricordava anche abbastanza frequentemente.
Noi giovani di vent'anni ci muoviamo in un contesto in cui si ha voglia di rinnovamento: avvertiamo una stanchezza allucinante di cose che, in realtà, non abbiamo mai vissuto. Quindi pensate a quanto ci avete sfracassato i coglioni nonostante fossimo solo spettatori. Spettatori posteri, per altro. Poi stiamo pure crescendo nell'angoscia di non trovare un lavoro, seppur laureati, magari. Io che sono andato sempre in scuole pubbliche, ho dovuto fare anche i conti con continui rimestamenti e ripensamenti sulle politiche riguardo l'istruzione pubblica (cosa nella quale io, per altro, credo profondamente). E' logico pensare che sentiamo il peso di anni di sterili discussioni, di politiche ingiuste nei nostri confronti alle quali, per altro, noi non abbiamo potuto nemmeno partecipare. Possiamo farlo adesso, ma ci ritroviamo una scelta che non è poi tanto diversa da quella che abbiamo visto, piccoli e inermi, dagli schermi dei TG nazionali. Se poi uno legge i programmi dei partiti sulle politiche giovanili, allora le braccia cadono e iniziano a scavarci la fossa.
Sono molti quelli della mia età che sentono il richiamo del Grillismo o di Ingroia, come se quello fosse il primo passo per una rivoluzione vera (non sto mettendo sullo stesso piano i due, sia chiaro). Così come sono molti i giovani che si rifugiano nei partiti più estremi, tra Casa Pound e Forza Nuova, probabilmente pensando che con un'azione violenta si riesca a "rimandarli tutti a casa". Per non parlare, poi, di tutti i giovani che decideranno per l'astensione o la scheda bianca. Per non parlare della fuga all'estero. C'è un clima di disillusione amara e generale, e nessuno riesce a darci una motivazione concreta per continuare a credere in qualcuno. Possiamo credere in qualcosa, a vent'anni si credono a molte cose in effetti, ma in qualcuno tra gli eleggibili ci risulta difficile.
Voglio dire, è la prima volta che votiamo e già siamo esausti. Campagne elettorali vuote e trite; non solo esausti, ma anche esclusi dai giochi.
Io oggi sono andato a votare con molta rassegnazione, ma essere rassegnati già a vent'anni è triste e debilitante, e credo che questo debba portare un po' di domande là, a Montecitorio. Anche se non siamo convinti che lo facciano.

venerdì 15 febbraio 2013

Il jeans perfetto, cioè come scegliere un jeans può diventare debilitante.

Il camerino è uno di quei mistici luoghi dove spesso si consumano drammi, tragedie e crisi di personalità. Lo specchio del camerino riflette sia la nostra figura, sia le nostre peggiori paure, i nostri giudizi più feroci, le nostre paturnie più recondite. Lo specchio del camerino è un Freud con la nostra faccia ed è crudele come quella compagna bulletta delle scuole medie, al quadrato però. Ve la ricordate, la bulletta delle scuole medie? Ora come minimo sarà ciccionissima e con i capelli crespi, poverella.
Ma lo specchio del camerino si trasforma in una feroce chimera quando dobbiamo scegliere dei jeans. 
Il jeans, ci dicono tutti, è il capo di vestiario più versatile, che si può mettere con tutto, che se lo scegliamo bianco rischiamo la lapidazione pubblica; peccato che NESSUNO ci abbia mai detto, che dico detto, nemmeno ACCENNATO che scegliere un jeans può diventare una delle esperienze più traumatiche della propria vita.
Quando io, guardando il mio armadio, provo uno strano senso di vuoto che per una volta NON E' voglia di tonno alla piastra, inizio a sudare freddo e assumo improvvisamente il colore del frullato alla banana. Le gambe si fanno molli, perchè già la mia coscienza ha capito che HO BISOGNO DI JEANS NUOVI. Questo mi getta poi nello sconforto più totale, perchè provare un nuovo paio di jeans palesa tutte le insicurezze accumulate in anni di vita. Dovete avere nervi ferrei e umore tranquillo, autostima a mille e ricordarvi di tutte le cose positive che la vostra persona è riuscita a compiere: a tal proposito, conviene quindi stalkerare la bulletta delle medie e vedere quanto è diventata bruttina. Dovete ricordarvi di quando siete dimagriti sotto le feste di natale senza aiuti demoniaci, riportare alla mente il successo effimero quando eravate riusciti ad asciugarvi i capelli col phon senza uscire di casa come Wanna Marchi nei suoi anni migliori o, peggio, come Marcella Bella o ricordarvi di quando avete scoperto con gioia che il nuovo maglione non faceva i pallini in lavatrice. 
Tutto perchè provare il jeans sbagliato (e malauguratamente sceglierlo e portarlo a casa perchè eravate sprovvisti di quella lucidità necessaria per questo momento così cruciale, sciagurati) può gettarvi nella più cupa disperazione. A nulla serviranno le rassicurazioni di persone fidate: voi sarete convinti che quei jeans vi facciano il culone e facciano sembrare i polpacci due zamponi da capodanno. Per non parlare delle cosce, che neanche il mais sottovuoto è così compresso. 
Personalmente, io compro solo due marche. Ne ho provate diverse, ma Levi's e Diesel sono quelle con cui mi trovo meglio. Non amo i jeans troppo skinny (e così dovreste fare anche voi) perchè la moda emo dei primi anni 2000 è giusto che abbia avuto la sua fine: odiavo vedere caviglie sottili che quelle di una Gazzella di Thomson e magari un fondoschiena che avrei faticato a distinguere da un pallone aerostatico. Cioè, si andava da un estremo all'altro, da ragazze e ragazzi con gli arti inferiori delle cavallette a altri individui che gli skinny jeans dovevano proprio DIMENTICARSELI. Per non parlare dei jeans a vita bassa, il peggior scempio che si sia mai visto nella storia del costume dopo le spalline degli anni '80 e quella strana tendenza delle paillettes di giorno che fa tanto 2010. Anche se, purtroppo, qualche reduce ci tenta ancora a farci vedere la sua mutanda fluo: questo perchè la gente è troppo buona e gambizzare a sale grosso mi han detto che è reato, uff.
Ecco, il jeans giusto, il jeans perfetto, deve giocare tutto sulle proporzioni: deve adattarsi perfettamente al corpo e modellarlo, ma con coerenza, perchè non è umanamente possibile avere culi giganti su gambe atrofiche, mi capite? E io credo che noi non si parli mai abbastanza della giusta taglia: se vedete che vi state strizzando che neanche Valeria Marini nei suoi tubini di raso, allora forse forse è il caso di cambiarli, no? E se  non riuscite a camminare senza che questi vi cadano alle caviglie se non sostenuti da mano o da cintura, allora anche qui è forse il caso di cambiarli. 
I miei preferiti sono i 504 straight della Levi's (la taglia non ve la dico neanche, non provateci), con i quali credo di essere un figo pazzesco, più di quello che sono già in realtà. Sono abbastanza aderenti senza stringere come budelli di maiale (oggi mi sono fissato con le metafore sul cibo, MAH), scendono dritti in modo da correggere quel LEGGERISSIMO difetto che io ho delle gambe ad archetto. 
Ecco, in sintesi voglio dirvi che il jeans perfetto vi cambia, se non la vita, almeno la giornata, e risolve inoltre qualsiasi dilemma di autfit. Il jeans sbagliato invece vi getterà in una spirale di autodistruzione che vi porterà a scegliere ALTRI jeans sbagliati, finchè probabilmente una commessa impietosita e capace vi salverà dalle acque nere e fredde del crudele denim. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Random post, ovvero cose a caso che devo assolutamente dire.

Siccome è molto che non scrivo, ho accumulato troppe cose da dire. Potrei certo fare tanti post brevi e sintetici in cui parlare di uno e un solo argomento, ma francamente non è nel mio stile. Ho voglia di trascinarvi con me nel mio flusso di coscienza, così che vi renderete conto che non sono poi così patologico, ma ho anche io una logica intrinseca (sese).

1. Sanremo è iniziato ieri e i primi 10 minuti mi avevano già gettato nel baratro della disperazione: non esiste nessun San Remo nel calendario. Grazie Luciana. Non che io sia un cattolico praticante, ma ho sempre trovato buffo che ci fosse un San Remo e fosse protettore dei fiori. Non è che con le dimissioni del papa riescono a trovare anche il tempo per proclamare un santo protettore delle lattine vuote o dei girapolenta? Io ci tengo. Bertone a te mi affido. San Remo è una di quelle cose che tutti dicono di non guardare perchè lo trovano vecchio e noioso e poi "c'è sempre satira politica, cheppalle. Questi sinistroidi che l'IMU non ce la restituiscono ecco", ma non si sa come fa milioni di telespettatori. Milioni. Un po' come le sirenette segnatempo coi brillini che diventano rosa se sta per piovere: fanno schifo a tutti, ma intanto gli ambulanti di souvenir li finiscono subito E SCOMMETTO CHE ANCHE VOI A CASA NE AVETE UNA.

2. Sempre circa Remo, l'esibizione di Crozza a me non è dispiaciuta, ci sono stati punti anche molto divertenti, secondo il mio modesto parere. Modesto parere che se non condividete allora sciagura vi colga.
Quello che mi ha lasciato perplesso sono stati i disturbatori dell'Ariston (che poi, ad ogni Remo ce ne sono diversi, ogni volta per un motivo diverso). Insomma, non è che fosse proprio una sorpresona la presenza di Crozza, eh. Tu che hai comprato il biglietto per la prima, SAPENDO che ci sarebbe stato Crozza, che ti aspettavi? Che cucinasse il risotto al nero di seppia con la Parodi? E non mi tirare fuori la Par Condicio perchè NON ME NE FREGA UNA BEATA MAZZA della par condicio. Certo è che c'è un confine anche per la satira: quando questa diventa offensiva per la persona presa di mira, allora è giusto che si fermi. MA Crozza offensivo non lo è mai: la satira serve a provocare, se a te non sta bene questo perchè ti senti ferito nei tuoi sentimenti, allora corri da mamma che un posto sotto la sottana te lo trova sempre. Ed esci dall'Ariston, soprattutto. E fai concludere il lavoro ad un professionista.

+ .Ieri poi su Rai1 sembrava natale. Luciana ha preso tutti i decori dei tradizionali alberi di natale di piazza San Pietro e se li è messi addosso. Così come ha fatto quella cantante là di cui non mi ricordo nemmeno il nome (ho cercato, si chiama Simona Molinari...mah) talmente mi ha rotto e pure la Pennetta, la tennista che diomio copriti le braccia. Cioè lo so che sei una tennista, ma quelle braccia coprile, su. EH!

ç: ho concluso la prima sessione d'esami della mia vita, e sono molto fiero di me. Lasciatemi dire che lo studente universitario durante la sessione di esami è equilibrato quanto una leonessa con un aneurisma che vede i suoi cuccioli minacciati. Lo studente universitario ha una precisa scaletta umorale, che varia a seconda di quanto manca all'esame.
 2 mesi prima: è equilibrato, tranquillo. Ha preparato una scaletta molto precisa di cosa deve fare per passare l'esame, quanto studiare al giorno, che pagine fare, calcolato la prossima eclissi e misurato l'evaporazione del Pacifico nello spazio di un secolo: tutto ciò gli dà una bella sensazione di sicurezza. Può far tutto, non può fallire, ha pianificato ogni cosa. 
 1 mese prima: la scaletta ha delle falle in più punti, ma se ne prepara un'altra forse ce la può fare. Qualcosa purtroppo nel suo animo si è incrinato: la sfera di sicurezza che si era costruito tutto intorno non riesce a reggere i colpi del nascente panico. Lo studente universitario decide di non stare a sentire questo panico. Siamo alla fase della negazione ed è talmente convincente e faccia di culo con le persone che riuscirebbe a farvi credere dell'esistenza di elefanti rosa.
 2 settimane prima: Il ricovero ospedaliero è dietro l'angolo. Ci sono occhiaie che non si possono nascondere al mondo. Lo studente universitario ora si sente vittima di un complotto mondiale: è EVIDENTE che l'università non vuole che egli si laurei. Le carte iniziano a volare, gli schemi iniziano a presentare strani fenomeni di autocombustione e chi vuole bene allo studente universitario ha già nascosto strumenti appuntiti e oggetti contundenti nelle sue prossime vicinanze.
 1 settimana prima: noia,dolore; noia, dolore; disperazione. Che fare? Dove andare? Da chi fuggire? Forse da me stesso? E perchè il letto è l'unico che mi capisce qui? Letto io voglio starti vicino sempre, letto tu non mi giudichi. Letto tu non guardi i miei capelli con sufficienza. Grazie letto, stanotte sarò da te a studiare; sappilo.
Poi quando lo studente universitario avrà dato l'esame, sarà felice, spensierato e leggero. E si sentirà onnipotente, in diritto di smerdare l'universo mondo perchè LUI ha compiuto un'impresa titanica. Ovviamente dopo aver sbattuto contro un palo che non aveva visto perchè troppo impegnato a sorridere alla gente con aria di superiorità sarà costretto a tornare alla realtà e saprà da solo che, in effetti, non c'è niente per cui festeggiare. Scoprirà anche che ci sono imprese più titaniche della sua (Felix B. non sto parlando di te) e allora tornerà mestamente sui suoi libri.

^: Non so se avete visto qualche giorno fa i Grammy Awards. Be' insomma, quelli avevano mandato un comunicato dicendo alle pop star di vestirsi abbastanza sobrie e di non fare della passerella una collezione di Agent Provocateur. Qualcuno l'ha preso sul serio, molte altre no. Ma soprattutto, RIHANNA DOVE SEI STATA FINO AD ADESSO? Diciamocelo, a noi Rihanna sta proprio sul culo. Poi quando decise di tingersi i capelli di un colore INESISTENTE in natura, allora lì non c'abbiamo più visto. Ci chiedevamo a chi avesse rubato la vernice per le facciate delle case, ma nessuno ci diede risposta. Chissà perchè, chissà come, stavolta la Rihanna ha deciso di non strafare, di fare la figa umile.  No ma ragazzi, ma rendiamoci conto che ci voleva Rihanna per ricordarci che A) il vintage vince sempre e B)negli anni '90 non c'erano solo zeppe di plastica e Dr. Marteens con Di Caprio. Io credo che dovremmo farci tutti un esame di coscienza per questo. Tra l'altro io dico anche che...I BOCCOLI, RIHANNA! E di un colore BELLISSIMO! Cioè boh, ci sono rimasto male, ma anche bene. Cioè non lo so, sono felice che tu non sia più in quella cosa di Gauthier oscena che sembrava una tovaglia da matrimonio tagliata in più punti. Ti ringrazio. Le tue colleghe avrebbero dovuto nascondersi, specialmente Adele che le matrioske fanno solo paura. Niente da dire su Adele, ma per una volta che non sceglie un abito scuro, decide che la tappezzeria della prozia va bene. Io ti dico solo: che brutto.






lunedì 28 gennaio 2013

L'evidente bisogno di dare aria alla bocca senza motivo.

So che non pubblico post da un po' di tempo, ma ci sono gli esami e io ho dei problemi a gestire il tempo per lo studio, giacchè vado lento come un bradipo con la febbre spagnola e per recuperare il tempo perduto devo stare incollato alle sudate carte per interi giorni consecutivi. Mi ero proposto di riscrivere dopo il 7 Febbraio, quando ormai avrò finito di dare gli esami di questa sessione, ma gli eventi che sono successi tra ieri ed oggi mi hanno costretto a tornare qui, per esporre linearmente e in modo intellegibile alle umane genti il mio personalissimo pensiero su ciò che è successo ieri: la Giornata della Memoria.
Già l'occasione richiede silenzio, riflessione e mestizia. E' certo che se alla base non c'è informazione e documentazione quel silenzio e quella mestizia hanno la pari utilità della perplessità di quando ci troviamo in piadineria e non sappiamo quale piada scegliere. Invece, un nano scappato dal bosco ormai da tempo ieri ha deciso di non solo rimanere in mesto silenzio, ma anche di aprire la bocca per dire la cosa più inopportuna che si potesse dire in una giornata come quella di ieri. Voi tutti sapete a cosa mi riferisco.
E' un po' come quando ad un funerale vai a chiedere all'unica persona con gli occhi gonfi come melanzane siciliane "Allora, come sta tuo padre?", quando poi ti accorgi che il funerale è proprio di suo padre. Cioè, non bisogna poi stupirsi se poi rischi il linciaggio. Come se ad una manifestazione animalista ti presenti lì dicendo "Sai cosa? Sai che quel cagnolino che ti stai portando a spasso fatto in umido con le olive sarebbe una meraviglia?".
 Ecco, quello là ha fatto una figura simile, dimostrando di avere la stessa delicatezza di un Varano di Komodo con l'epilessia. Oltretutto, l'evento in cui è stata pronunciata la frase incriminata rendeva il tutto ancora più disgustoso, non mi vengono altre parole.
Dopo l'iniziale sbigottimento, è sopraggiunto il terrore. Sono rimasto terrorizzato nel vedere che della GENTE sui vari social network ha avuto anche il coraggio di difenderlo. A parte che difendere una persona del genere dimostra di aver spento il cervello, non dico da 20 anni, ma almeno da 3 sì. Dimostra anche una pochezza d'informazione che nemmeno un bambino in Burundi chiuso in un container, ma questa è un'altra storia.
Ora, non mi potete dire che bonificare qualche palude, cercare di risollevare le sorti dell'economia italiana, raggiungere in qualche modo l'autosufficienza e creare un embrionale welfare giustifichino delle azioni di un regime illiberale che per affrontare i dissidenti provvedeva all'eliminazione fisica o all'intimidazione. Fortunatamente ci sono cose più grandi di una bonifica di una palude: quelle cose così di poco conto come la dignità umana e la libertà di parola/pensiero.
Come se poi le leggi razziali siano solo un inciampo, un incidente di percorso di poco conto nel contesto di un'opera più grande, quando in realtà sono la più palese offesa al genere umano; anche se quando queste non toccano personalmente, è difficile rendersene conto se si ha poca empatia e coscienza morale e civile. (Che poi Mussolini le leggi razziali le fece di sua sponte senza nessuna ingerenza da parte della Germania è cosa nota, ma certa gente preferisce non ricordare...amnesie mirate).
Oltretutto, i risultati mediamente positivi che si sono raggiunti durante il regime li hanno raggiunti altri Stati, magari anche più velocemente, magari con risultati migliori, e soprattutto senza rinunciare alla democrazia, nella quale io, personalmente, ripongo ogni fiducia.
Non nego che certe persone facciano venire voglia anche a me di instaurare un regime illiberale, giusto per togliermi di mezzo le infradito, il retro delle ginocchia e le persone che piuttosto che studiare e informarsi proseguono sordi nelle loro malsane idee dando credito al nano infoiato, ma sono convinto che sia compito di una società giusta tutelare anche la loro opinione e, soprattutto, coinvolgere tutti i modi e i mezzi possibili perchè non rimangano sordi alla storia e sappiano valutare una minchiata apocalittica da un libero pensiero.

domenica 23 dicembre 2012

Il continuo dramma del parrucchiere.

Io credo che noi non si parli mai abbastanza di questo problema. Ma che dico problema, è meglio dire EMERGENZA. E sto parlando dell'andare a tagliarsi i capelli, a risistemarsi la chioma, a spuntare l'orrido, a ordinare ciò che noi a casa da soli, con intrugli vari e arnesi elettronici siamo subito pronti a mettere in disordine.
Ecco perchè ho deciso di parlarne, di scriverne. Perchè io al sociale CI PENSO. Ne scrivo affinchè l'anno prossimo non si verifichino più queste vicende drammatiche. Ecco, mettetemi già un fondale nero con una musichetta triste di pianoforte in sottofondo che sono pronto a fare lo spot progresso e chiamatemi pure "Fabio per il sociale", che sono qui proprio perchè nessuno debba più prendersi dallo sconforto quando deve andare dal tagliachioma.
Io, nei pochi anni che ho di vita (non osate dire il contrario o vi vengo a prendere con la gente), di parrucchieri ne ho provati diversi. Tanti forse, magari troppi. Addirittura nel 2008 mi ero pure messo in testa di provare tutti quelli di Brescia, ma davvero non so perchè io avessi in mente questi progetti da persona triste,nullafacente e anche un po' problematica. In ogni caso, ciò che ho potuto notare, con lo sguardo critico che mi caratterizza (cioè lo stesso che solo dopo diversi mesi mi ha fatto accorgere dell'enorme crepa che c'era di fronte a me nell'aula liceale) è che i parrucchieri, ormai ne sono certo, hanno diverse unità di misura. Diverse da quelle della società civile, io intendo.In effetti non si è mai capito perchè  2 cm da loro equivalgano alla superficie del deserto del Gobi. So che le persone possono capirmi. Immaginate il giramento vorticoso di testicoli che ognuno di noi prova quando, dopo aver aspettato una cazzo di settimana per andare, poichè sette giorni prima una voce annoiata ti ha detto "guarda che non c'è posto", torna a casa con la voglia di uscire solo con un colbacco da siberiano perchè la falce nemica ha tagliato tutto ciò che di bello c'era, se non su questo mondo, sulla nostra testa. Ecco, io credo che questo debba finire.
Ma se siamo certi ormai che loro abbiano diverse unità di misura, siamo anche certi del fatto che la classica frase che nei film americani di serie C (quelli con cheer leaders bulle e sfigato con gli occhiali che poi vince il campionato di sceglietevoichesport) va così bene, cioè "Vorrei solo una spuntatina", be', nella realtà porta ad esiti diversi. In quei film "Vorrei solo una spuntatina" o "Vorrei solo spuntarli" solitamente ha il risultato di trasformare uno scacciafighe post-apocalittico in un John Travolta nei suoi anni migliori, brillantina o meno. Peccato che la celluloide ci tragga davvero in inganno, e poi magari ci rimaniamo di cacca come quando scopriamo che la Signora in giallo effettivamente non esiste. Lo so, sono ancora in terapia per questo. Ecco, quando uno di noi dice al proprio parrucchiere la frase "Vorrei solo spuntarli", può scommetterci la retina destra e tutta la biodiversità dell'Amazzonia che esce ESATTAMENTE uguale a prima. Ma proprio spiaccicato. Ma proprio una fotografia. In pratica, paghi 25 euro per farti lavare i capelli. Stop. 25 euro regalati ad un salone bisognoso, nella speranza loro che non gli arrivi Tabatha a rimetterli in riga.
Io mi rivolgo a voi parrucchieri, mi si porti subito un pulpito neo-barocco dal quale possa elegantemente predicare. Vogliamo chiarezza nei nostri rapporti, vogliamo sincerità, vogliamo il dialogo che cazzo sì ce lo vendono come la base di tutte le cose. Se vi chiediamo 2cm, non vi stiamo dando carta bianca per testare le novità appena apprese nell'ultimo corso di aggiornamento, non vogliamo uscire pettinate come Lady Gaga o, peggio, Orietta Berti. No. Vogliamo solo 2cm in meno, vogliamo capelli in ordine e più leggeri. QUESTO VOGLIAMO. E quando vi chiediamo una spuntatina, allora sì, lì ci affidiamo completamente al voi, al vostro  estro, alla vostra abilità, alle vostre forbici, ma con la premessa che vi prego non esagerate, che vogliamo comunque essere riconosciuti dai nostri amici e parenti. Vogliamo solo un tocco nuovo e fresco, non un'impalcatura da cantiere navale sulla testa, ecco tutto.

martedì 20 novembre 2012

Tipologia del viaggio.

Certi viaggi in treno sono davvero noiosi. Talmente noiosi che sei persino troppo annoiato anche per tirare fuori il libro di tipologia linguistica che ti porti sempre dietro. E insomma, per combattere la noia bisogna inventarsi qualcosa, non possiamo mica passare un'ora ad osservare il sedile vuoto di fronte a noi. Vi assicuro che non è per niente interessante. Io, poi, sono una di quelle persone del tutto normali (pfffff!) che in treno non riesce a dormire. Non ci riesce proprio. Avrei bisogno di una poltrona reclinabile a 180° per poterlo fare: la volta che ci ho provato, a dormire sul treno, mi sono svegliato con la reale impressione di avere le ossa delle braccia che si erano trasferite negli arti inferiori, e viceversa. Una sensazione orribile. Per non parlare del torcicollo che poi mi ha afflitto per tutta la giornata. Voi che dormite in treno, avete TUTTA la mia invidia. E comunque ci definiamo un paese civile quando non abbiamo ancora i sedili reclinabili di 180° sui treni. Non so, allora torniamo a vivere nelle caverne, tanto!
Comunque, non volendo nè leggere un libro nè studiare, mi sono concentrato sui passeggeri del treno Frecciabianca. E ho scoperto che si possono raggruppare in diverse tipologie. Quasi lo facessero apposta. Così, ho tracciato dei profili coi quali voi, miei piccoli 25 lettori (quanto adoro il Manzoni? Ma quanto lo adoro??) potrete giocare nei vostri viaggi in treno, senza annoiarvi Dai, non stupitevi troppo del fatto che io sembri così magnanimo, è perchè non vedo le infradito che indossate. Tra l'altro io mi riferisco a quelli che usufruiscono della seconda classe, giacchè l'accesso alla prima, per qualche ragione a me ignota e totalmente priva di senso, mi è precluso.

Tipo 1: L'uomo d'affari.
Il singolare qui non è opportuno. Conviene dire "gli uomini d'affari". Sì, perchè questi girano SEMPRE in gruppo, sono SEMPRE vestiti nel medesimo noioso modo e, cosa inquietante, si conoscono tutti. Si conoscono tutti e parlano delle stesse cose, prendono i giornali per poi non leggerli, si lamentano del fornitore che è fuggito in Argentina e non si capisce mai bene che lavoro facciano. Anche perchè, chi ha davvero voglia di ascoltarli, quando parlano di componenti per auto? Come se l'industria metallurgica fosse importante, bah. Li potrete riconoscere dal completo giacca e cravatta very anonimous il cui colore, solitamente, varia dal grigio al blu. Ci sono sporadiche presenze beige, ma per lo più sono estive. Se lo indossano d'inverno, allora sono nuovi nell'ufficio in cui stanno andando, oppure gli altri completi sono a lavare. La loro arma è la 24ore, i più formal ce l'hanno in pelle, gli altri in tessuto. Nessuno sa cos'abbiano lì dentro, quale tesoro nascondano, e francamente non ce ne frega un cazzo. Stupisce, poi, che abbiano qualsiasi ritrovato tecnologico. Quelli che non hanno tecnologia Apple, vengono considerati dai loro simili come lebbrosi, e quindi allontanati dalla loro strana comunità. L'80% di questi individui è di sesso maschile, non dimostra mai più di 50anni, sempre sbarbatissimi e brizzolati. Eleganza solo di facciata, dato che poi tirano fuori l'impermeabile blu antipioggia (davvero, è sempre blu. Come i controllori dell'autobus) e hanno il calzino bucato. Se poi è bianco il Sinceramente Vostro sviene. Che poi, tornando al discorso di prima sull'impermeabile, c'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'abbinare il blu e il nero. Fidatevi, io l'ho fatto. Era il 2009. Da allora non mi sono più perdonato, ma trovo che mi dia sollievo confessare questo peccato qui. Certo, tutto cambia se il blu è un blu china o un cobalto, allora ok, allora nero forevvah.

Tipo 2: Lo studente residente a Milano.
Lo studente residente si riconosce per il piccolo trolley con i vestiti lavati e stirati da mammà (sì, sempre quella che fa gli gnocchi) e la faccia scazzatissima, sempre contratta nella smorfia che precede lo sbuffo da scazzo. In effetti, non riescono proprio a capire perchè devono tornare il weekend in questa città vuota (ho iniziato a cantare Mina, non avvicinatevi) e poi devono prendere il treno per tornare. Non sarebbe meglio che mia madre mi mandasse i vestiti puliti per pacco postale? E' davvero snervante. Lui ha il posto prenotato, e se glielo occupi ti guarda con lo sguardo del gatto quando lo butti giù dalla sedia.

Tipo 3: Lo studente pendolare. Ovvero quella dello scrivente.
Si riconosce dalla categoria sopracitata perchè lo scazzo, sul suo volto, ha lasciato posto alla rassegnazione. Egli prende il treno come un normalissimo rituale mattutino, non sa veramente quello che sta facendo. Non sa perchè le gambe l'abbiano portato lì, dato che sta ancora dormendo. Eppure, appena mette piede nella carrozza, diventa vigile come un suricata nella savana: l'obiettivo è trovare il posto. Il posto a sedere o la vita; il posto a sedere o l'esaurimento; il posto a sedere o l'insulto. Quando lo trova, potete notare la sua espressione del volto cambiare: la speranza è che nessuno reclami quel posto. Quasi quasi pensa di fingersi zoppo, pur di restare seduto. Ecco che allora gli occhi percorrono la carrozza da una parte all'altra, guardano con sospetto ogni persona che si avvicina al sedile. La sequenza di espressioni facciali, che può variare dalla circospezione al terrore, dura pochi minuti: quel tanto che basta che il treno parta. Ma per il pendolare è un momento CRUCIALE, che può determinare l'umore di tutta la giornata. E a lui, questo momento di osservazione sembra durare un'eternità.
Una volta che è seduto, nel migliore dei casi crolla in un sonno agitato e convulso, altrimenti tira fuori qualche manuale e inizia a studiare affannosamente, perchè bisogna assolutamente finire il capitolo prima che il viaggio termini. Se invece è costretto ad alzarsi, inizia a recitare malocchi e macumbe brasiliane che non ha mai sentito prima; ma insomma, TU hai osato prendere il MIO posto che mi sono guadagnato col sudore della fronte?? E chissenefrega se hai pagato! Anche io! Non me ne frega una minchia lessata al microonde! Per quanto mi riguarda puoi anche issarti e sdraiarti sulla cappelliera per le valige lì in alto, che questo posto ora è MIO e se mi trascini via inizio a piangere, ecco.

Tipo 4. La nonna.
E' un soggetto particolare, dato che non puoi mai prevedere se sarà una nonna benevola o una nonna stronza. Quello su cui puoi star sicuro è che è rompipalle, in qualunque caso dei due.
Lei non prende mai il treno; quella volta che lo prende è per una visita specialistica in qualche ospedale in Milano o perchè è venuta a trovare i nipoti/figli. Non prendendo mai il treno, non capisce bene come funzioni ed è terrorizzata dall'essere abbindolata/rapinata/narcotizzata (sì, sono un tantino paranoiche) dal primo che passa. Solitamente, non sa dove sia la sua carrozza. Veramente scopre solo DOPO ESSERSI SEDUTA che le carrozze sono numerate, così qualche anima pia deve indicarle la strada per arrivarci. Conviene non attaccare mai bottone con questa, a meno che non vi sentiate soli, perchè inizierà una lunga pantomima sulla sua vita, su quanto il servizio sia di pessimo livello, sul perchè è venuta a Milano ecc ecc. Nel peggiore dei casi, vi dirà di tirare indietro le gambe perchè a lei "fanno un po' male a stare così". Allora tu, che fai? Mica vuoi avere l'artrite di una nonna veronese sulla coscienza; così inizi a raggomitolarti tipo riccio in una posizione scomodissima e sconosciuta alle umane genti.   Da quel momento lì, non potrai più distendere le gambe. Mai più fino alla fine del viaggio, in nessuna direzione. Uno, ingenuamente, potrebbe pensare di distenderle giusto due minuti verso il corridoio di passaggio tra i sedili, giusto per far riprendere al sangue una circolazione da persona sana, ma ERRORE ERRORISSIMO. Sentirai la punta di un ombrello sulla tua scarpa ed una vocina flebile che ti dirà "Signore, non può mettersi così, se no la gente inciampa e non passa più". Già... inciampa la gente... ma che caso. Perchè io faccio sgambetti di professione, in effetti. Ho un diploma per questo. Mi piace vedere nasi rotti a causa mia, certo. Sono quelle cose che in effetti migliorano la giornata. Ma secondo te, pensionata della mmminchia, ma secondo te io sono così idiota? Ma secondo te non mi sposto? Ma io non so se il Valium ti ha anche dissolto le facoltà cognitive, mioddio. (Voi non ci crederete ma a me è capitato davvero).

Tipo 5. La studentessa egocentrica.
La studentessa egocentrica è una sottocategoria dello studente pendolare, ma è una presenza così rilevante sui treni tale da meritare una menzione a parte. Ella passa ogni viaggio al telefono, il che non è niente di male, in fondo. Peccato che queste non sono come le normali persone, che usano un tono di voce tollerabile dall'orecchio umano, ma sembra che abbiano un megafono nella gola. E allora tutta la carrozza sa le sue vicissitudini sentimentali, su cosa tizia ha fatto, su chi le ha sporcato il maglione color cipria, su quanta cacca ha fatto il suo cane nella macchina del suo ragazzo e molte altre cose talmente rilevanti da cambiare la vostra vita per sempre. In effettti, informazioni tali non devono essere celate! Non devono restare patrimonio di uno! Ma condivise, condivise con tutto il globo! Affinchè anche voi sappiate la differenza tra quello che lei voleva e quello che il parrucchiere le ha fatto. Dimenticavo di dirvi che la frequenza di voce di queste ragazze è uguale a quella di una ghirlandaia ferita o una scimmia urlatrice.

Tipo 6. La mamma in carriera.
E' la mia categoria preferita, sono bellissime e molto divertenti da osservare. E' la controparte maschile dell'uomo da affari. Ella deve destreggiarsi tra riunioni in sede (non si capisce mai cosa sia veramente questa sede), portare il figlio a basket, andare a prendere la figlia a scuola, portare le medicine alla madre e crollare a letto con una dose di morfina. Non ammetterebbe MAI di essere in procinto di un esaurimento nervoso, tuttavia non serve essere osservatori attenti per notare l'occhiaia color lago di Loch Ness che contorna gli occhi strabuzzanti. Sono tutte un fascio di nervi, molto ben vestite e pettinate, ma hanno una tensione tale nel corpo che se dovessero rilasciarla tutta in un istante riuscirebbero a rompere l'osso del collo degli astanti. Sono molto pragmatiche e, per la felicità di tutti, non hanno valige ingombranti che bloccano i passaggi e che richiedono la forza di 100 buoi per essere issate sulle cappelliere; no, loro si portano tutto in una big bag da giorno, dal tale peso che si sospetta si portino dietro tutta la batterie di pentole Mondial Casa, o il marito fatto a pezzi; non è dato saperlo. Ama i suoi figli e ama dire al mondo quanto per lei non sia così difficile destreggiarsi tra lavoro e carriera. Comunque, si è fatta chiudere le tube dopo un rischio di gravidanza, così, giusto per....

Tipo 7. L'isolato.
Solitamente è un esemplare di uomo d'affari estromesso dalla comunità perchè non ha l'iphone. O perchè ha il completo beige. O per altri futili motivi che però per loro sono dei codici di appartenenza. Soffre molto per quest'esclusione, così cerca disperatamente di entrare in un altro gruppo, almeno per costruirsi una nuova identità. AAAH se non avessi indossato quel completo khaki... (ma guarda, ma potevi arrivarci anche da solo. Il khaki solo se stai facendo il safari in Kenia, se no dimenticalo).
Egli è solito commentare, con un tono che vorrebbe essere sarcastico ma in realtà sembra quello di uno stalker, qualsiasi avvenimento di minima rilevanza che accade sul treno. Come "Eh, di nuovo in ritardo.." oppure "Balla sempre questo treno..." oppure ancora "Certo che potrebbero pulirla la Centrale...". Tutte cose che denotano quindi il suo essere un acuto osservatore. Io ve lo dico, poi potete fare quello che volete: non iniziate una conversazione, o vi ritrovete a parlare del nulla con un sociopatico (e non parlo di me, davvero). Be' io ve l'ho detto (a questo punto voi dovreste riconoscere la citazione da Harry Potter e la Pietra Filosofale del Professor Raptor. Dovreste se siete dei lettori attenti, dico..)

Tipo 8. I turisti Asiatici.
Io li adoro, davvero. Sono carinissimi. Certo, con uno stile discutibile, ma divertentissimi. I loro bagagli riportano bellissime parole che mettono il buon umore allo scrivente quali "Prada", "Dior", "Miu Miu". Notate che non ho citato Louis Vuitton? Ecco, fatevi delle domande...
Comunque nemmeno loro sono molto esperti con i treni italiani (ovviamente perchè saranno abituati a cose avveneristiche allucinanti, ma non sembrano farci caso) però non disturbano nessuno e sono sempre gentili con tutti. E poi hanno questo atteggiamento di non chiedere nulla a nessuno e di arrangiarsi, in silenzio,mestamente, con la curiosità dipinta sul volto. Essenzialmente li trovate che viaggiano alla volta di Venezia o Verona, per continuare il loro Grand Tour shoppingaro. Almeno loro possono, io intanto ammiro gli abiti che indossano. Poverini, lo fanno senza cognizione di causa, e quindi mi mettono una borsa Moschino su un abito Prada, ma glielo si può perdonare.

A questo punto, io mi auguro che non ne sia uscito un profilo del sinceramanete Vostro come una persona terrorizzata dal mondo, arrogante e con tendenze un attimino dittatoriali. Non sono sempre così. Non credo. Alla fine, ho sempre gli occhi da Bambi che mi salvano.


mercoledì 14 novembre 2012

Animal-zismo.

Questo è un post volutamente polemico e ironico, ma che cela comunque dei profondi pensieri. Se la tua sensibilità ne è urtata, allora chiudi la pagina, corri dalla mamma che ha fatto gli gnocchi e espira forte in un sacchetto di carta per placare tutti i disturbi che hai afflitto al tuo corpo somatizzando l'ansia. E voglio parlare dell' ANIMAL-ZISMO, neologismo appositamente coniato da me medesimo per indicare una certa tendenza di alcuni animalisti (o sedicenti tali) che hanno una certa propensione all'insulto facile. Mi rendo conto che la vicinanza di una laterale alveolare sonora con una fricativa alveolare sonora produca un suono cacofonico e sia difficile da pronunciare, ma voi provateci lo stesso.
Io ho sempre sentito una certa affinità col mondo animale, davvero; a otto anni questa affinità si era trasformata in ossessione quando, andando a dormire, speravo di risvegliarmi nella forma di cane. Un po' Kafkiana come idea, ma sicuramente sarei stato più fortunato di Gregor Samsa, giacchè lo scarafaggio è il demonio venuto su questo globo. Che bella l'infanzia...non conoscevo ancora Kafka e tutto mi sembrava più colorato. Comunque, volevo diventare cane, ma principalmente per non dover andare a scuola la mattina e per non fare i compiti della maestra Giovanna. Qualcuno in realtà direbbe che anche ora vorrei essere un cane, ma un cane grasso, per rotolare sul tappeto nei momenti di nullafacentismo. Quindi, mi ci volle un attimo ad estendere l'amore che provavo per il mio Speedy (pace all'anima sua) alla specie canina, per poi estenderlo addirittura verso TUTTO il mondo animale. Gli insetti ovviamente fanno eccezione: loro non sono animali, solo luridi e malsani esseri che si muovono nei modi più sconosciuti. Anche i piccioni fanno eccezione, per lo stesso motivo. Va be', diciamo che il mio amore era esteso solo ai mammiferi, ok.

In ogni caso, ho sempre pensato che rispettare gli animali fosse un segno di civiltà.
Ma civiltà è anche non sporcare la pelliccia da 30000 euro di vernice perchè tu, animal-zista, ti senti offeso. Perchè se tu mi sfiguri la pelliccia...ma hai presente poi come ti sfiguro la faccia, io? ALTRO CHE VERNICE. Ma nemmeno un'immersione in tintura di iodio ti aiuterebbe a disinfettare le abrasioni che ti provoco a suon di visoni lanciati. Che poi, a me le pellicce piacciono tanto da vedere, ma non le comprerei mai. E non ce l'ho. E non comprerei mai qualcosa con inserto in pelo perchè mi sentirei tremendamente in colpa nei confronti dell'essere che mi copre le spalle. Anche se è tanto morbido. Diverso sarebbe il caso se mi trovassi un cappotto rasato sul letto e nessuno ne reclamasse il possesso...allora credo che lo metterei. Ma MAI NELLA VITA mi sognerei di andar insultare gente che indossa pellicce per farle sentire delle merde ambulanti. Ma no. Ma nemmeno le proteste di fronte a Max Mara mi convincono. A parte che metà del nostro PIL (non so bene cosa sia il PIL, ma ultimamente usano tutti questa sigla...) è costituito dalla vendita di abbigliamento, nel quale ci sta anche l'industria conciaria. E quindi no, le proteste di fronte a Max Mara mi danno un po' fastidio, che le commesse poi devono pure chiudere il negozio quel giorno perchè non ci entra nessuno.
 Quello che voglio dire è che io delle domande ME LE PONGO. Me le pongo anche quando vedo la bistecchina di pollo che giace inerme sul mio piatto, con un colore che ricorda qualcosa di misto all'anemia e all'epatite. Cos'è, pollo, hai qualcosa da ridire sul fatto che io ti mangi? E NE HAI TUTTE LE RAGIONI! Io non so come ti han trattato prima che finissi nella mia padella e venissi saltato con olio, aglio e poi condito con limone e prezzemolo. No, non lo so. E mi viene male se poi so che eri in una gabbia grande quanto un francobollo del Regno Unito. E delle mucche, ne vogliamo parlare? Vitellini separati alle madri perchè poi devono finire nella Simmental, la quale poi finisce nel piatto del mio cane perchè in casa nostra la Simmental non la mangia NESSUNO: solo mio padre la compra per aprirne una scatoletta e poi mangiarne solo metà. Certo che queste cose mi fanno tristezza. E allora uno può dirmi: diventa vegetariano. PPPFFFFFFF! Non diciamo minchiate apocalittiche: io di diventare vegetariano non ne ho la forza. Sushi e San Daniele mi piaccion troppo.
Ma non credo alla storia di quelli che dicono: "l'uomo è onnivoro e quindi deve mangiar di tutto". No, credo semplicemente che nel 21 secolo l'uomo possa e DEBBA far delle scelte su quello che ingerisce per placare il bisogno fisico più pressante che esista. Dopo quello dei vestiti.
E tra l'altro, far delle scelte vuol dire anche scegliere il prosciutto da consorzi fidati, con buona pace della tua coscienza e della morte dignitosa del maiale.
Peggio di quelli che sostengono l'onnivoricità dell'uomo, ci sono gli animal-zisti che appena ti sorprendono con un Chicken Mc Nugget tra le mani tirano fuori cartelloni da non si sa bene dove e iniziano a farti venire i sensi di colpa per tutti i mali del mondo, fin dall'era del peccato originale. MA CCCCOOOME?? Non lo sai che per quella crocchetta le cascate del Niagara si prosciugheranno? E SARA' TUTTA COLPA TUA! Dell'industria della carne? No, certo che no. TUTTA COLPA TUA! Che vai al Mc Donald quando costretto, tra l'altro.
Ma vogliamo invece parlare degli attivisti di Green Hill? Che prima non si cagavano nessun cane pisciato fuori da qualsiasi autostrada, ma appena scoprono che ci sono dei beagle cuccioli rinchiusi in un lager, allora BUM! Andiamo a salvarli! Hanno bisogno di noi! Si meritano di meglio! Una vita vera! In una famiglia che li ama!
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RAZZA DI CRETINA LOBOTOMIZZATA DAI MEDIA CHE NON SEI ALTRO, BARBIE MECHESATA CHE SI E' FUSA IL CERVELLO CON L'AMMONIACA, BODY BUILDER DAL MINUSCOLO CERVELLO CHE DEVE DIMOSTRARSI TENERO COLLA SUA RAGAZZA, ma voi LO SAPETE che ci sono cani rinchiusi nei canili da ANNI che non aspettano altro? Solo che magari nessun tg si è occupato di loro. Non è che han sofferto di meno, anche se non sono state cavie per esperimenti (per altro sulla vivisezione ci sarebbe da aprire un altro capitolo). Magari PROVATE A PENSARE anche a loro, una volta. Che con tutta la mobilitazione che si è fatta per quei beagle, il canile di Orzinuovi si sarebbe svuotato ben prima.

Io ammiro molto gli animalisti moderati, carini, simpatici, non maniaci ossessivi che mettono in pratica il buon senso in tutte le cose: quelli che scelgono cosmetici non testati, quelli che s'informano, quelli che s'impegnano davvero per cambiare le cose, ma che non ti reputano il male del mondo se tu mangi carne o usi il Dixan. Magari te lo fanno notare, ma con pacatezza. Non certo versandoti vernice sulla pelliccia (quanto sono bravo nelle ringkomposition?). Io so solo che diventerò vegetariano e smetterò di apprezzare pellicce quando riuscirò a fare tutte quelle cose. Per ora rimango con i miei quesiti esistenziali.


giovedì 8 novembre 2012

Ma non c'è proprio nulla da festeggiare.

L'altro giorno, mentre ero su un autobus che mi doveva riportare alla dimora famigliare, dal finestrino vidi un cartellone che aveva su di sè raffigurato un individuo di sesso maschile in sovrappeso, vestito in un completo 100% acrilico, con capelli e barba incolti e un pallone da rugby sotto il braccio. Non essendomi turbato abbastanza, decisi di indagare il motivo di tale scempio visivo. Così, feci scorrere lo sguardo per tutto il manifesto e BAM. Il motivo mi fu chiaro. Sudore freddo iniziò a scorrermi dalla fronte, tremori diffusi, battito cardiaco a 200bpm, voce flebile che invocava i sali al primo venuto. Ebbene sì, quello che lessi era proprio questo: NOTTE BIANCA DELLO SPORT SABATO 10 NOVEMBRE.
Cosa diavolo vuol dire? Ma è tutto uno scherzo. Non è umanamente possibile fare una notte bianca a due mesi di distanza dall'ultima. E va bene, lo so che odiare la notte bianca fa tanto 2009, ma quando è troppo e troppo. Per i bresciani che abitano in città, una notte bianca vuol dire smaronamento a mille. Vuol dire vedersi il sabato sera rovinato per gente che A)ti occupa il parcheggio e B)cammina a 500m/h nelle vie del centro.
La notte bianca è una strana usanza per strana gente con poco da fare e tanta voglia di farsi vedere importata da città come Milano o Roma. Città che hanno vie larghe, un centro grande e agevole e mezzi pubblici funzionanti (a proposito, signor Paroli, vuoi fare qualcosa per la linea 12 o continui a pettinarti con le bombe a mano?). Brescia non ha nessuna di queste tre cose; però ha uno strano sindaco lungimirante latitante e che quando torna prede decisioni discutibili tipo il Palazzo Fuksas.
Ora di seguito elencherò, per punti, i motivi per cui le notti bianche bresciane vengono ritenute dal sinveramente vostro un crimine contro l'umanità e per i quali l'ONU non ha ancora preso provvedimenti.

1. La ricca Brescia (questo l'epiteto affibiatole da illo tempore) sarà pure la provincia più grande della regione territorialmente, ma ha un centro che è poco più grande del circo Togni. E vi assicuro che non è divertente quando te lo ritrovi intasato da squinzie con vestiti inguinali accompagnate da bambolotti cerati e lobotomizzati. Cioè, anche meno, grazie. E poi si rincoglioniscono appena arrivano in Corso Palestro perchè non vanno più avanti, come se lo store di Douglas sia qualcosa di davvero interessante. Salutiamo le commesse di Douglas che mi leggono sempre e diciamo loro che la simpatia è gratis.
Sui parcheggi introvabili non dico nulla perchè mi sembra superfluo.

2. Non c'è nulla da festeggiare per i negozi aperti fino alle ore 24, giacchè i negozi DOVREBBERO stare aperti SEMPRE fino alle ore 24. La comunità chiede a gran voce di poter uscire da Coin olezzante di vari profumi a qualsiasi ora del giorno; vogliamo poter scombinare tutto il negozio di Zara lamentandoci della scarsa qualità dei suoi pezzi quando ci pare e piace; vogliamo poter sentire la sufficienza della commessa di Feltrinelli quando ti dice "Guarda che è fuori catalogo" ogni qualvolta ci prende il masochismo andante. Ecco perchè dovremmo tutti chiuderci in casa quando fanno le notti bianche e protestare a gran voce per questi diritti base. E' forse chiedere troppo? IO NON CREDO PROPRIO.

3. Può davvero essere motivo per intasare il centro una partita di rugby? Che poi, io ancora devo capire bene la differenza tra rugby e football americano, ma per quanto mi riguarda rimangono energumeni che si rincorrono portanto tra le braccia una palla che ricorda vagamente una supposta (qui non sono ammesse battute scurrili su cosa possono farci con quella palla negli spogliatoi, sappiatelo). Io non lo credo; io ritengo che i motivi per far festa siano ben altri. Tipo Lady Gaga a Brescia, oppure un semplice saluto dello scrivente, o l'improbabile decisione di Daniela Santanchè di darsi all'agricoltura. E perchè non c'è stata nessuna celebrazione statale quando le Spice Girls si sono riunite lo scorso Agosto per la chiusura delle Olimpiadi? Questo è il dilemma che io mi porto dietro da allora, ma con la coscienza pulita, dato che nel mio piccolo ho gioito molto

Quindi, cerchiamo tutti di non rovinarci a vicenda il Sabato sera e dirottiamoci verso i paesi limitrofi, come quelli sul lago o nel milanese o Timbuctu.