lunedì 31 dicembre 2012

I propositi che dimentichi di aver fatto già il 2 Gennaio.

Oggi è l'ultimo giorno dell'anno, e io ne passerò metà sui libri per preparare un esame brutto brutto brutto che sarà tra poche brutte brutte brutte settimane. Ma ho sentito forte il bisogno di allontanarmi dalle sudate carte per venire qui a scrivere cose sempre utilissime all'umanità tutta quali i miei propositi dell'anno che verrà, l'anno 2013. Scommetto che ci sono persone che in questi giorni stanno guardando per diletto tutti gli oroscopi del globo, da quello cinese a quello uto-azteco, che si immobilizzano davanti alla tv quando vanno in onda programmi di cucina dove insegnano ad addobbare tavole poco sobrie per l'ultimo dell'anno. OVVIAMENTE NON STO PARLANDO DI ME, che credete... mica sto cercando scuse per non studiare, pff. Comunque, l'ultimo dell'anno è sempre il momento di abbandonare la sobrietà, di annegare in fiumi di spumante, di dimenticare le norme del buon costume e darsi alla pazza giuoia, perchè tanto dopo avrete ben 6 giorni di clausura durante i quali potrete riabilitare la vostra immagine agli occhi della società. Ma nei momenti di lucidità che avrete, tra un etto di cotechino e una ciotola di mandarini cinesi, sarete costretti, o da voi stessi o dai compagni di tavolata, a fare i buoni propositi. Purtroppo questo vi metterà di fronte alla triste consapevolezza di A)aver dimenticato quali avevate fatto a fine 2011  B) Se anche mi ricordassi quali ho fatto, sono pur certo di non averne mantenuto uno e C)Tanto anche questi che farò stasera verranno annebbiati dai fumi di...bollicine!
Ma io sono forte, io voglio spingermi al limite delle mie possibilità, voglio prostrare le mie capacità intellettive e mnemoniche per così fare un veloce elenco dei propositi che ho fatto nel 31/12/2011 e quali ho mantenuto o no.

N. 1: Proposito di diplomarmi: obiettivo raggiunto. Con un risultato pienamente nella media, che forse non mi ha soddisfatto del tutto, ma ce l'ho fatta, rischiando un esaurimento nervoso che non ha coinvolto solo me, ma tutta la sezione E classe III del Liceo Classico Arnaldo. Se non ci siamo uccisi come gladiatori romani nell'arena durante gli ultimi mesi di scuola, allora vuol dire che abbiamo raggiunto un notevole senso di autocontrollo.

N.2: Proposito di fare qualcosa per la mia carriera futura: Miseramente fallito. Non ne soffro particolarmente in quanto ho appena compiuto 20 anni, che certo non sono pochi (NON OSATE....!) ma se mi impegno posso comunque avviarmi in qualche progetto, ma si vedrà. Magari anche nei primi mesi dell'anno che verrà. Questo quindi me lo riproporrò.

N.3: Proposito di farsi meno paranoie in genere su me stesso. Ci sto lavorando. Vero è che io alterno ancora momenti di delirio di onnipotenza a crolli di autostima miserevoli tali da farmi nascondere nell'armadio tra i cappotti, con la ragionevole speranza di trovarci la porta per Narnia, ma posso assicurare che questi sbalzi comportamentali sono diminuiti, tutti a favore di un continuo delirio di onnipotenza, che ci piace molto.

N.4: Dipendere meno, economicamente parlando, dai miei genitori: miseramente fallito. Sentite, io ci ho provato a cercare qualcosa da fare durante l'estate post diploma, ma sembrava che la cittadinanza non avesse bisogno di me, nonostante io abbia particolari abilità come demolire le persone e un particolare gusto minimale. Anche questa è un'abilità, davvero. E comunque adesso che ho iniziato l'università il mio ultimo pensiero è cercarmi un lavoro part time, che vorrei anche frequentare assiduamente le lezioni. Quindi, Veronica Lario, mi sto rivolgendo a te, se non l'hai ancora capito. So che tu hai molto a cuore la mia sorte universitaria, IO LO SO. E se non ce l'hai vuol dire che sei un po' insesibbile, eh... Quindi, cara Vero, che ne dici di di un versamento ogni mese sul mio conto? Anche l'1% del tuo compenso mensile va benissimo. Eh, dai, mettiamoci d'accordo, che io c'ho bisogno di cose di Margiela, lo sai. So che puoi comprendermi.

Benissimo, sostanzialmente erano questi i 4 propositi che mi ero fatto, almeno quelli più importanti. Poi c'erano quelli meno significativi tipo dare un taglio agli zuccheri prima di rischiare il diabete, essere meno freddo con gli sconosciuti o smettere di parlare con la vocina da idiota al mio cane mentre sono in pubblico, questo per altro senza una reale necessità, dato che io non lo trovo così grave. E' la gggente che non è normale e non parla con i cani. I cani mica ti ascoltano se parli loro normalmente, loro ti richiedono la vocina da infante idiota, ma serio. Quindi il bilancio è uno e mezzo su 4, abbastanza sconfortante mi vien da dire. Quelli che non ho raggiunto, me li riserbo anche per il 2013. Eccetto quello dell'indipendenza economica, poichè non dipende da me ma dalla generosità della mia nuova migliore amica.
Ah, poi ne aggiungo un altro: curare il blog. Curare il blog fino a farlo diventare una testata dall'indiscussa importanza nazionale, che in confronto quello di Grillo sarà solo un blog di un pazzo sociopatico e pure un tantino emarginato. Curarlo e diffonderlo, pubblicizzarlo, in modo che io poi sia a pochi passi dalla dittatura Europea, nella quale le infradito non saranno permesse e chi infeltrisce i maglioni sarà incarcerato. La mia genitrice si sta preoccupando già, io lo so. Dicevamo a proposito del delirio di onnipotenza...?

Qui poi, è il luogo adatto dove anche voi potete mettere per iscritto tra i commenti i vostri propositi, lasciandoli così indelebili nello spazio della rete, in modo che non avrete più scuse per dire "Eh, me li sono dimenticati...".
Buon anno a tutti, comunque. Che sia prospero e ben vestito.



giovedì 27 dicembre 2012

Come mando a stendere il prete di Lerici.

Lerici è una ridente cittadina che sta in quella regione a forma di arcobaleno che è la Liguria. Ad un cazzo di nessuno frega dove stia, davvero, magari è pure bella, non ne dubitiamo. Purtroppo questa città ormai non se la filerà più nessuno per la sua bellezza (ammesso che ce l'abbia, io non lo so), bensì per un motivo più spiacevole: il suo prete. Il suo prete che dice minchiate. Il suo prete che dice minchiate e le stesse minchiate le scrive su un foglio. Il suo prete che dice minchiate che scrive su un foglio che, invece di tenerselo per se, lo espone fuori dalla chiesa. Ora ci troviamo di fronte ad un altro caso di un prete che ha perso l'occasione per tacere. Perchè sicuramente sapete cosa ha farneticato questo sociopatico: ha farneticato che le donne, la specie femminile umana, provoca. Ma cosa provoca? Il femminicidio. E come lo provoca? con abiti succinti e piatti freddi. Provoca ed istiga il maschio italiano alla violenza perchè è distante da quel modello fascista di donna dedita al focolare e alla cura dei figli.
Io davvero vorrei che tutto questo fosse uno scherzo, che i motivi da lui espressi siano stati inventati dallo scrivente solo per far ridere di una cosa poco divertente, ma purtroppo è la dura realtà. Qui non è uno scherzo, qui è la realtà della visione retrograda e maschilista che la penisola ha della donna.
Già il fatto che il giornalismo italiano abbia coniato un termine per indicare il "delitto passionale" verso le donne la dice lunga sulla gravità del fenomeno. Questo termine è femminicidio.
Non voglio certo citare statistiche o dire cose scontate giusto per farmi dire che ho ragione dai miei lettori, ma questo per ben due motivi: 1-Ho sempre ragione e 2-I miei lettori mi danno sempre ragione.
Voglio solo pensare, esporre le mie riflessioni e far pensare.
Credo che serva una massiccia dose di quella che è chiamata "Cultura del rispetto" in Italia, ma da fare nelle scuole anche. Credo che ci vogliano più politiche statali per "proteggere" le donne da mariti pazzi, da esseri squilibrati che vedono la donna come "Cosa da ottenere e da possedere". Se non è mia, allora non sarà di nessuno. Questa non è mentalità da XXI secolo, e il solo fatto che ci sia un essere della Chiesa ad esporre tali idee mi fa venire la pelle d'oca, facendomi dubitare fortemente delle sorti umane progressive. Allora io dico che questo prete, con le sue farneticazioni da sessualmente represso, mi istiga alla sberla di dominio pubblico. Lo dico, lo stampo e lo espongo fuori dal balcone.
E bisogna anche smetterla di pensare che questa sia "roba che le donne devono risolvere da sole", perchè qui il problema è grande, qui il problema riguarda tutti. E' lo stesso problema che costringe la donna media italiana a farsi in quattro per ottenere una carriera soddisfacente e nello stesso tempo mantenere una famiglia unita. Io ho una madre e una sorella, che per fortuna non sono state mai maltrattate da persone (perchè chiamarli "uomini" sarebbe elevarli al rango di persone dotate di raziocinio e controllo degli istinti), ma credo che a nessuno sfugga il fatto che loro abbiano fatto più fatica dei loro colleghi maschi per ottenere gli stessi risultati.
E poi ci si mette pure Monti a dirlo, nella sua conferenza stampa di fine governo. Pur non essendo un discorso originalissimo, ha almeno cercato di porre l'attenzione sul problema, nonostante il suo breve esecutivo non abbia fatto poi molto in tal senso. Ma si apprezzano le parole. E chissenefrega se ad una vera politica a favore delle donne ne consegue un punto in percentuale in più del PIL nazionale, ci sono cose che per fortuna trascendono l'economia.
In definitiva, nessuno dica che l'abito succinto istiga la bestia maschile alla violenza. Uno può semplicemente dire "E' vestita male", e ne ha il sacrosanto diritto di farlo. Ma con quel commento siamo BEN DISTANTI da una concezione rozza come quella del prete di Lerici. Anni e anni di emancipazione femminile e di lotta e poi c'è gente che ancora non l'ha capita, gente per la quale non dico la lapidazione, ma almeno una gogna, un barile di pece e delle piume sì. O una scomunica, anche quella mi va bene. E' forse colpa nostra se il celibato lo istiga a tali prodezze mentali degne della mummia Otsi?Deve forse scaricare sul mondo la sua frustrazione? Io non lo credo, ma noi certamente dopo queste uscite da pazzo criminale (perchè è criminale quello che ha detto, NON CI SONO STORIE) possiamo sì scaricare su di lui la nostra indignazione, a suon di cavoli in faccia.