venerdì 15 febbraio 2013

Il jeans perfetto, cioè come scegliere un jeans può diventare debilitante.

Il camerino è uno di quei mistici luoghi dove spesso si consumano drammi, tragedie e crisi di personalità. Lo specchio del camerino riflette sia la nostra figura, sia le nostre peggiori paure, i nostri giudizi più feroci, le nostre paturnie più recondite. Lo specchio del camerino è un Freud con la nostra faccia ed è crudele come quella compagna bulletta delle scuole medie, al quadrato però. Ve la ricordate, la bulletta delle scuole medie? Ora come minimo sarà ciccionissima e con i capelli crespi, poverella.
Ma lo specchio del camerino si trasforma in una feroce chimera quando dobbiamo scegliere dei jeans. 
Il jeans, ci dicono tutti, è il capo di vestiario più versatile, che si può mettere con tutto, che se lo scegliamo bianco rischiamo la lapidazione pubblica; peccato che NESSUNO ci abbia mai detto, che dico detto, nemmeno ACCENNATO che scegliere un jeans può diventare una delle esperienze più traumatiche della propria vita.
Quando io, guardando il mio armadio, provo uno strano senso di vuoto che per una volta NON E' voglia di tonno alla piastra, inizio a sudare freddo e assumo improvvisamente il colore del frullato alla banana. Le gambe si fanno molli, perchè già la mia coscienza ha capito che HO BISOGNO DI JEANS NUOVI. Questo mi getta poi nello sconforto più totale, perchè provare un nuovo paio di jeans palesa tutte le insicurezze accumulate in anni di vita. Dovete avere nervi ferrei e umore tranquillo, autostima a mille e ricordarvi di tutte le cose positive che la vostra persona è riuscita a compiere: a tal proposito, conviene quindi stalkerare la bulletta delle medie e vedere quanto è diventata bruttina. Dovete ricordarvi di quando siete dimagriti sotto le feste di natale senza aiuti demoniaci, riportare alla mente il successo effimero quando eravate riusciti ad asciugarvi i capelli col phon senza uscire di casa come Wanna Marchi nei suoi anni migliori o, peggio, come Marcella Bella o ricordarvi di quando avete scoperto con gioia che il nuovo maglione non faceva i pallini in lavatrice. 
Tutto perchè provare il jeans sbagliato (e malauguratamente sceglierlo e portarlo a casa perchè eravate sprovvisti di quella lucidità necessaria per questo momento così cruciale, sciagurati) può gettarvi nella più cupa disperazione. A nulla serviranno le rassicurazioni di persone fidate: voi sarete convinti che quei jeans vi facciano il culone e facciano sembrare i polpacci due zamponi da capodanno. Per non parlare delle cosce, che neanche il mais sottovuoto è così compresso. 
Personalmente, io compro solo due marche. Ne ho provate diverse, ma Levi's e Diesel sono quelle con cui mi trovo meglio. Non amo i jeans troppo skinny (e così dovreste fare anche voi) perchè la moda emo dei primi anni 2000 è giusto che abbia avuto la sua fine: odiavo vedere caviglie sottili che quelle di una Gazzella di Thomson e magari un fondoschiena che avrei faticato a distinguere da un pallone aerostatico. Cioè, si andava da un estremo all'altro, da ragazze e ragazzi con gli arti inferiori delle cavallette a altri individui che gli skinny jeans dovevano proprio DIMENTICARSELI. Per non parlare dei jeans a vita bassa, il peggior scempio che si sia mai visto nella storia del costume dopo le spalline degli anni '80 e quella strana tendenza delle paillettes di giorno che fa tanto 2010. Anche se, purtroppo, qualche reduce ci tenta ancora a farci vedere la sua mutanda fluo: questo perchè la gente è troppo buona e gambizzare a sale grosso mi han detto che è reato, uff.
Ecco, il jeans giusto, il jeans perfetto, deve giocare tutto sulle proporzioni: deve adattarsi perfettamente al corpo e modellarlo, ma con coerenza, perchè non è umanamente possibile avere culi giganti su gambe atrofiche, mi capite? E io credo che noi non si parli mai abbastanza della giusta taglia: se vedete che vi state strizzando che neanche Valeria Marini nei suoi tubini di raso, allora forse forse è il caso di cambiarli, no? E se  non riuscite a camminare senza che questi vi cadano alle caviglie se non sostenuti da mano o da cintura, allora anche qui è forse il caso di cambiarli. 
I miei preferiti sono i 504 straight della Levi's (la taglia non ve la dico neanche, non provateci), con i quali credo di essere un figo pazzesco, più di quello che sono già in realtà. Sono abbastanza aderenti senza stringere come budelli di maiale (oggi mi sono fissato con le metafore sul cibo, MAH), scendono dritti in modo da correggere quel LEGGERISSIMO difetto che io ho delle gambe ad archetto. 
Ecco, in sintesi voglio dirvi che il jeans perfetto vi cambia, se non la vita, almeno la giornata, e risolve inoltre qualsiasi dilemma di autfit. Il jeans sbagliato invece vi getterà in una spirale di autodistruzione che vi porterà a scegliere ALTRI jeans sbagliati, finchè probabilmente una commessa impietosita e capace vi salverà dalle acque nere e fredde del crudele denim. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Random post, ovvero cose a caso che devo assolutamente dire.

Siccome è molto che non scrivo, ho accumulato troppe cose da dire. Potrei certo fare tanti post brevi e sintetici in cui parlare di uno e un solo argomento, ma francamente non è nel mio stile. Ho voglia di trascinarvi con me nel mio flusso di coscienza, così che vi renderete conto che non sono poi così patologico, ma ho anche io una logica intrinseca (sese).

1. Sanremo è iniziato ieri e i primi 10 minuti mi avevano già gettato nel baratro della disperazione: non esiste nessun San Remo nel calendario. Grazie Luciana. Non che io sia un cattolico praticante, ma ho sempre trovato buffo che ci fosse un San Remo e fosse protettore dei fiori. Non è che con le dimissioni del papa riescono a trovare anche il tempo per proclamare un santo protettore delle lattine vuote o dei girapolenta? Io ci tengo. Bertone a te mi affido. San Remo è una di quelle cose che tutti dicono di non guardare perchè lo trovano vecchio e noioso e poi "c'è sempre satira politica, cheppalle. Questi sinistroidi che l'IMU non ce la restituiscono ecco", ma non si sa come fa milioni di telespettatori. Milioni. Un po' come le sirenette segnatempo coi brillini che diventano rosa se sta per piovere: fanno schifo a tutti, ma intanto gli ambulanti di souvenir li finiscono subito E SCOMMETTO CHE ANCHE VOI A CASA NE AVETE UNA.

2. Sempre circa Remo, l'esibizione di Crozza a me non è dispiaciuta, ci sono stati punti anche molto divertenti, secondo il mio modesto parere. Modesto parere che se non condividete allora sciagura vi colga.
Quello che mi ha lasciato perplesso sono stati i disturbatori dell'Ariston (che poi, ad ogni Remo ce ne sono diversi, ogni volta per un motivo diverso). Insomma, non è che fosse proprio una sorpresona la presenza di Crozza, eh. Tu che hai comprato il biglietto per la prima, SAPENDO che ci sarebbe stato Crozza, che ti aspettavi? Che cucinasse il risotto al nero di seppia con la Parodi? E non mi tirare fuori la Par Condicio perchè NON ME NE FREGA UNA BEATA MAZZA della par condicio. Certo è che c'è un confine anche per la satira: quando questa diventa offensiva per la persona presa di mira, allora è giusto che si fermi. MA Crozza offensivo non lo è mai: la satira serve a provocare, se a te non sta bene questo perchè ti senti ferito nei tuoi sentimenti, allora corri da mamma che un posto sotto la sottana te lo trova sempre. Ed esci dall'Ariston, soprattutto. E fai concludere il lavoro ad un professionista.

+ .Ieri poi su Rai1 sembrava natale. Luciana ha preso tutti i decori dei tradizionali alberi di natale di piazza San Pietro e se li è messi addosso. Così come ha fatto quella cantante là di cui non mi ricordo nemmeno il nome (ho cercato, si chiama Simona Molinari...mah) talmente mi ha rotto e pure la Pennetta, la tennista che diomio copriti le braccia. Cioè lo so che sei una tennista, ma quelle braccia coprile, su. EH!

ç: ho concluso la prima sessione d'esami della mia vita, e sono molto fiero di me. Lasciatemi dire che lo studente universitario durante la sessione di esami è equilibrato quanto una leonessa con un aneurisma che vede i suoi cuccioli minacciati. Lo studente universitario ha una precisa scaletta umorale, che varia a seconda di quanto manca all'esame.
 2 mesi prima: è equilibrato, tranquillo. Ha preparato una scaletta molto precisa di cosa deve fare per passare l'esame, quanto studiare al giorno, che pagine fare, calcolato la prossima eclissi e misurato l'evaporazione del Pacifico nello spazio di un secolo: tutto ciò gli dà una bella sensazione di sicurezza. Può far tutto, non può fallire, ha pianificato ogni cosa. 
 1 mese prima: la scaletta ha delle falle in più punti, ma se ne prepara un'altra forse ce la può fare. Qualcosa purtroppo nel suo animo si è incrinato: la sfera di sicurezza che si era costruito tutto intorno non riesce a reggere i colpi del nascente panico. Lo studente universitario decide di non stare a sentire questo panico. Siamo alla fase della negazione ed è talmente convincente e faccia di culo con le persone che riuscirebbe a farvi credere dell'esistenza di elefanti rosa.
 2 settimane prima: Il ricovero ospedaliero è dietro l'angolo. Ci sono occhiaie che non si possono nascondere al mondo. Lo studente universitario ora si sente vittima di un complotto mondiale: è EVIDENTE che l'università non vuole che egli si laurei. Le carte iniziano a volare, gli schemi iniziano a presentare strani fenomeni di autocombustione e chi vuole bene allo studente universitario ha già nascosto strumenti appuntiti e oggetti contundenti nelle sue prossime vicinanze.
 1 settimana prima: noia,dolore; noia, dolore; disperazione. Che fare? Dove andare? Da chi fuggire? Forse da me stesso? E perchè il letto è l'unico che mi capisce qui? Letto io voglio starti vicino sempre, letto tu non mi giudichi. Letto tu non guardi i miei capelli con sufficienza. Grazie letto, stanotte sarò da te a studiare; sappilo.
Poi quando lo studente universitario avrà dato l'esame, sarà felice, spensierato e leggero. E si sentirà onnipotente, in diritto di smerdare l'universo mondo perchè LUI ha compiuto un'impresa titanica. Ovviamente dopo aver sbattuto contro un palo che non aveva visto perchè troppo impegnato a sorridere alla gente con aria di superiorità sarà costretto a tornare alla realtà e saprà da solo che, in effetti, non c'è niente per cui festeggiare. Scoprirà anche che ci sono imprese più titaniche della sua (Felix B. non sto parlando di te) e allora tornerà mestamente sui suoi libri.

^: Non so se avete visto qualche giorno fa i Grammy Awards. Be' insomma, quelli avevano mandato un comunicato dicendo alle pop star di vestirsi abbastanza sobrie e di non fare della passerella una collezione di Agent Provocateur. Qualcuno l'ha preso sul serio, molte altre no. Ma soprattutto, RIHANNA DOVE SEI STATA FINO AD ADESSO? Diciamocelo, a noi Rihanna sta proprio sul culo. Poi quando decise di tingersi i capelli di un colore INESISTENTE in natura, allora lì non c'abbiamo più visto. Ci chiedevamo a chi avesse rubato la vernice per le facciate delle case, ma nessuno ci diede risposta. Chissà perchè, chissà come, stavolta la Rihanna ha deciso di non strafare, di fare la figa umile.  No ma ragazzi, ma rendiamoci conto che ci voleva Rihanna per ricordarci che A) il vintage vince sempre e B)negli anni '90 non c'erano solo zeppe di plastica e Dr. Marteens con Di Caprio. Io credo che dovremmo farci tutti un esame di coscienza per questo. Tra l'altro io dico anche che...I BOCCOLI, RIHANNA! E di un colore BELLISSIMO! Cioè boh, ci sono rimasto male, ma anche bene. Cioè non lo so, sono felice che tu non sia più in quella cosa di Gauthier oscena che sembrava una tovaglia da matrimonio tagliata in più punti. Ti ringrazio. Le tue colleghe avrebbero dovuto nascondersi, specialmente Adele che le matrioske fanno solo paura. Niente da dire su Adele, ma per una volta che non sceglie un abito scuro, decide che la tappezzeria della prozia va bene. Io ti dico solo: che brutto.